Caprarola – Carabiniere picchiato da una babygang in una discoteca di Caprarola, dopo svariati rinvii ieri il processo è finalmente entrato nel vivo con la testimonianza della vittima, un maresciallo 26enne che si è costituito parte civile con l’avvocato Paolo Delle Monache. A causa del feroce pestaggio è finito in ospedale con il naso fratturato e due denti rotti. Ed è anche finito indagato per violenza sessuale. Tutto per essersi appartato una ventina di minuti con una minorenne conosciuta nel locale, amica del branco.
Polizia e carabinieri
Era la notte tra il 28 e il 29 gennaio 2023 e a processo col giudizio immediato sono finiti tre ventenni, uno dei quali già condannato con l’abbreviato a 3 anni di carcere a giugno 2024 dal gip Rita Cialoni. Due sono stati arrestati a giugno 2023, mentre il terzo, ovvero quello già condannato a tre anni, resosi latitante, è stato bloccato in Lussemburgo ed estradato in Italia il 4 marzo 2024.
“Ero seduto su un divanetto quando sono stato avvicinato dalla ragazza – ha spiegato il 26enne – abbiamo parlato un po’, poi ci siamo baciati e siamo usciti dalla discoteca, appartandoci lungo un sentiero buio, dove abbiamo avuto approcci sessuali. Mentre ci accingevamo a tornare verso la discoteca, ho intravisto delle sagome e sentito delle voci, quindi ho avvertito uno spostamento d’aria e sono stato raggiunto da un pugno al volto. Poi colpi su colpi, finché non sono scivolato e mentre cercavo di rialzarmi il più velocemente possibile, mi è arrivato un calcio in faccia”.
“A quel punto – ha proseguito la vittima, che ha temuto per la sua vita – ho sentito il calore del sangue che mi colava dalla bocca e dal naso, avendo la sensazione che stessero per sfilarmi il portafogli, dove avevo 20 euro, ma soprattutto il tesserino di allievo maresciallo. la cosa cui temevo di più, che è stato successivamente ritrovato dai carabinieri di Ronciglione, mentre il cellulare lo ha ritrovato la mattina dopo mio fratello a una cinquantina di metri di distanza dal luogo dell’aggressione. In quel momento pensavo solo a portare a casa la pelle”.
Gli arrestati, scoperto che il pestato apparteneva alle forze dell’ordine, hanno cercato di farlo passare per uno stupratore, sostenendo di averlo picchiato perché aveva violentato la loro amica, all’epoca dei fatti minorenne. A suo carico è stato anche aperto un fascicolo per violenza sessuale, del quale ieri il pm Michele Adragna ha prodotto il decreto di archiviazione. Ma al di là dei danni fisici riportati, il giovane carabiniere ha dovuto fare anche i conti con la pesantissima accusa di stupro.
Alla polizia è però bastato visionare le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del locale e ascoltare i numerosi testimoni per escludere in breve l’ipotesi della violenza sessuale.
Oltre al danno, la beffa. Analizzando gli smartphone degli arrestati e anche quello della minorenne, sono emerse conversazioni in cui il brutale pestaggio veniva commentato con affermazioni di esultanza per aver picchiato un appartenente alle forze dell’ordine.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
