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L’Enzo Pietropaoli Yatra quartet fa volare il jazz… Italo Leali: “Non la darò vinta a questa malattia bastarda”

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Viterbo – Enzo Pietropaoli e il suo Yatra quartet, venerdì 10 aprile all’auditorium dell’università della Tuscia, hanno incantato il pubblico con “Line for Chet”, spaziando tra musica, memoria e una verità scomoda sull’uomo Baker.

Viterbo - Unitus - Enzo Pietropaoli, Julian Oliver Mazzariello, Fulvio Sigurtà e Alessandro Paternesi

Viterbo – Unitus – Fulvio Sigurtà, Alessandro Paternesi, Enzo Pietropaoli e Julian Oliver Mazzariello


“La mia esperienza musicale al fianco di Chet Baker ha rappresentato un punto fermo nella mia evoluzione artistica”. Enzo Pietropaoli non ha parlato di un mito lontano, non ha descritto un’icona da enciclopedia. Ha parlato di qualcuno che ha conosciuto sul palco, negli anni, nelle notti del jazz europeo — dalla fine degli anni settanta fino al maggio del 1988, quando Baker è morto ad Amsterdam e quella voce, quel suono, sono diventati leggenda.

Venerdì 10 aprile, all’auditorium dell’università della Tuscia, il contrabbassista romano ha portato quella memoria con il suo Yatra quartet e il progetto “Line for Chet”: un concerto-racconto in cui la musica si è alternata alla parola, i brani del repertorio ai ricordi personali, e Chet Baker è tornato vivo — non come leggenda, ma come amico. Con Pietropaoli sul palco, Fulvio Sigurtà alla tromba, Julian Oliver Mazzariello al pianoforte — già applaudito a Viterbo a febbraio al fianco di Fabrizio Bosso — e Alessandro Paternesi alla batteria.

Viterbo - Unitus - Enzo Pietropaoli

Viterbo – Unitus – Enzo Pietropaoli


Proprio Paternesi ha portato con sé una storia che ha raccontato molto più di un semplice ritorno. Vent’anni fa, nel 2006, era stato a Viterbo come studente ai seminari del Tuscia in Jazz, a imparare dalle leggende Jimmy Cobb — batterista di Miles Davis nel leggendario “Kind of Blue” — e Bobby Durham, che aveva suonato con Oscar Peterson, Ella Fitzgerald e Duke Ellington. Quei grandi nomi a Viterbo li aveva portati Italo Leali, con la stessa ostinazione visionaria con cui oggi ha costruito questo festival. Su quello stesso palco, Paternesi ha suonato con la stessa batteria che quelle leggende avevano usato vent’anni prima. Un cerchio che si è chiuso — e che ha detto molto sull’uomo che lo ha reso possibile: Italo Leali, che non si è arreso, che ha continuato a gridare che la vita è e resta meravigliosa, che ha fatto di ogni concerto un dono di musica, e che da anni ha lavorato con cocciutaggine appassionata per fare di Viterbo e della Tuscia un grande palco del jazz.

Viterbo - Unitus - Fulvio Sigurtà

Viterbo – Unitus – Fulvio Sigurtà


Il concerto ha attraversato il repertorio di Baker con la libertà di chi quella musica l’ha conosciuta dall’interno — brano dopo brano, con momenti di puro divertimento nell’improvvisazione, maestri nel trovare spazi singoli e corali, nel riproporre il grande Chet alternando aperture personali in cui ciascuno dei quattro si è ritagliato il proprio respiro. Il pubblico ha risposto con calore crescente, fino a reclamare il bis. E allora è arrivata lei: “My funny valentine.” “Come la suonava lui, nessuno”, ha detto Pietropaoli.

Prima della musica, il palco ha ospitato le voci di chi questo festival lo sostiene. In sala era presente, come per ogni concerto, il prefetto Gennaro Pomponio. Era assente, ancora una volta, la sindaca Chiara Frontini.

Viterbo - Unitus - La rettrice Tiziana Laureti e Carlo GaleottiViterbo - Unitus - La rettrice Tiziana Laureti e Carlo Galeotti

Viterbo – Unitus – La rettrice Tiziana Laureti e Carlo Galeotti


La rettrice Tiziana Laureti ha aperto la serata con una parola sola, precisa: cura. “Siete tornati a casa – ha detto rivolgendosi al pubblico, e a Italo -. Lui deve sentirsi libero di decidere quello che vuole, questa è la sua casa. La cura – ha spiegato la rettrice – è stata il filo che ha tenuto insieme tutto:  l’attenzione verso sé stessi, verso gli altri, e in modo particolare verso le malattie rare”. Un invito concreto a contribuire alla ricerca sulla Sla.

Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb e media partner del festival, ha raccontato come tutto è nato: un messaggio WhatsApp di Italo, una proposta di campagna stampa, e poi una collaborazione diventata qualcosa di molto più grande. “Lavorare con Italo è un divertimento – ha detto – capisce subito le cose, è un’intelligenza vivacissima, non è cambiata per niente in questi anni”. E poi l’immagine più potente: “Immaginate una mattina di non poter più parlare. Non poter più bere. Non poter più mangiare. Non poter più muovere le mani. Non poter più muovere le gambe. Tutto bloccato. Potete solo muovere gli occhi. Siete prigionieri di voi stessi. Italo ogni giorno scala questa montagna. Altro che Everest”. La conclusione è stata netta: “Non possiamo lasciare soli questi cittadini. Né dal punto di vista dei diritti, né da quello della ricerca”.

Viterbo - Unitus - Francesco Laurenti e Carlo Galeotti

Viterbo – Unitus – Francesco Laurenti e Carlo Galeotti


L’assessore Aronne ha chiuso il giro di interventi con un appello diretto: “Dobbiamo fare di più. Ognuno di noi ha un amico che può portare, qualcuno che può fare lo sponsor. Non siamo venuti qui solo per sentire la musica”.

Poi ha parlato Italo Leali. E la sala è rimasta in silenzio. Ha raccontato del giorno della diagnosi, dello studio della dottoressa all’ospedale Santa Rosa di Viterbo, del volto segnato dalla tristezza di chi ha dovuto dargli una notizia che non si augura a nessuno. “In quel momento non hai letto una diagnosi, hai letto una sentenza di morte”. Ha parlato della Sla scoperta centocinquant’anni fa, della sola terapia esistente capace di allungare l’aspettativa di vita di appena due o tre mesi, dei seimila malati in Italia che vivono nel silenzio. Ha parlato di chi è arrivato a desiderare la fine di tutto. E poi, con una voce carica di forza, ha detto: “Io, invece, ho scelto di combattere. Ho scelto di farlo per chi verrà dopo di me, perché non è accettabile che un essere umano debba leggere tali parole sul proprio destino”.

Viterbo - Unitus - Italo Leali, Enzo Pietropaoli e il suo Yatra quartet

Viterbo – Unitus – Italo Leali, Enzo Pietropaoli e il suo Yatra quartet


Ha parlato di futuro, del 2027, del grande progetto con l’università della Tuscia,  giovani musicisti del Lazio sul palco con i grandi del jazz italiano, come di qualcosa che si è costruito già da adesso, nonostante tutto. “Non ho avuto alcuna intenzione di darla vinta a questa malattia bastarda. L’ho combattuta perché, sebbene abbia preso possesso del mio corpo, non ha mai potuto avere la mia anima”. E ha chiuso con parole che sono rimaste sospese nella sala: “Io sono Italo Leali e non mi sono arreso”.

Dopo, la musica. E il jazz ha davvero fatto volare.

La serata è arrivata dopo lo straordinario Pasquetta Guitar Meeting di Sutri, che ha richiamato oltre 1500 spettatori. Il festival è proseguito ieri col sold out al museo della Ceramica con l’Angelo Olivieri Trio. I prossimi appuntamenti: il 17 aprile al teatro dell’Unione con Niki Nicolai e lo Stefano Di Battista 4tet in “Le mille bolle blu”, e il 24 aprile di nuovo in auditorium con il duo Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani.

Patrizia Prosperi


Per informazioni solo WhatsApp al 3661289196; prevendita su Ciaotickets.


Viterbo - Unitus - Francesco Laurenti

Viterbo - Unitus - Enzo Pietropaoli

Viterbo - Unitus - Enzo Pietropaoli e il suo Yatra quartet

Viterbo - Unitus - Fulvio Sigurtà

Viterbo - Unitus - Julian Oliver Mazzariello

Viterbo - Unitus - Enzo Pietropaoli


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