Viterbo – “Ho immaginato sculture piombate come in un sogno dentro il centro storico”. Mentre i due vivaisti Daniele Cortese e Alessio Pugliesi insieme ai loro collaboratori hanno cominciato ieri a lavorare sulle piazze interessate dalla manifestazione San Pellegrino in Fiore che si svolgerà nel centro storico di Viterbo i prossimi 1-2-3 maggio, è l’architetto Christian Ciucciarelli a raccontare il significato degli allestimenti, e la loro origine.
Christian Ciucciarelli
Architetto da dove parte l’idea di queste visioni e effimere per San Pellegrino in Fiore 2026?
“L’idea parte da una passeggiata, o meglio da varie passeggiate nel centro storico. Dal vedere che cosa ci sa dare il centro, le fontane e le architetture. E questo ci fa leggere il passato e quello che abbiamo davanti agli occhi in maniera diversa. Sono dei piccoli sogni a occhi aperti che ci permettono di vedere tutto quello a cui siamo abituati in modo diverso”.
Lei è stato l’architetto, come ha ricordato la sindaca nella conferenza stampa di presentazione della manifestazione, di Viterbo in Fiore del 2012. C’è una linea di congiunzione tra queste due edizioni curate da lei seppure a distanza di 14 anni?
“Assolutamente sì, è una idea, è un approccio che mi porto dietro da sempre, perché credo che l’occasione di San Pellegrino è un’opportunità per la città di vestirsi, non solo di fiori, ma anche di altre forme d’arte. A suo tempo erano installazioni artistiche, ma principalmente suggestive. Oggi riproponiamo anche qui forme d’arte ma sono essenzialmente delle sculture piombate come in un sogno dentro il centro storico”.
Qual è l’elemento centrale di ogni allestimento?
“Sicuramente l’idea, il fil rouge che unisce tutti gli allestimenti è quello di avere delle visioni. È la leggerezza, il concetto di effimero che si ritrova in tutte le installazioni, da piazza del Gesù fino a piazza Scacciaricci l’elemento di unione è l’uso di reti metalliche che compongono le sculture e che rendono tutto ciò molto leggero e evanescente”.
Rispetto alle edizioni passate, qual è la novità che lei porta in questi allestimenti?
“Probabilmente il fatto di avere una linea guida su tutti gli allestimenti. L’allestimento è un progetto unitario con un senso di unità molto forte, con un nome per ogni singolo allestimento e forse magari non era stato fatto nelle edizioni precedenti. Benché ovviamente siano stati delle ottime edizioni”.
Vuole invitare i cittadini viterbesi e i turisti a vedere San Pellegrino in Fiore?
“Assolutamente sì, li voglio invitare a percorrere le vie del centro storico in maniera disincantata aspettando qualcosa di nuovo, qualcosa di suggestivo in maniera leggera per farsi stupire”.
Irene Temperini
