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Fa la posta al presunto amante della moglie: “Giravano voci, ma non era vero”

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Tuscania – (sil.co.) – Nella primavera del 2019 avrebbe perseguitato il padre di un compagno di scuola di uno dei figli, convinto che fosse l’amante della moglie e che molestasse i suoi bambini. “Ti faccio le stesse cose che hai fatto ai miei figli”, lo avrebbe minacciato l’uomo, a processo per stalking davanti al giudice Jacopo Rocchi, appostandosi fuori della scuola di Tuscania frequentata dai rispettivi bambini. Hanno indagato i carabinieri.


Tuscania - La caserma dei carabinieri

Tuscania – La caserma dei carabinieri


L’imputato è difeso dall’avvocato Sforza, la presunta vittima è parte civile con l’avvocato Amato. Durante l’udienza di ieri sono state ascoltate due mamme cinquantenni, che sette anni fa hanno assistito a un’aggressione avvenuta fuori scuola il 3 marzo 2019. “L’imputato era aggressivo, aveva un atteggiamento arrogante, lo istigava, mentre la persona offesa appariva imbarazzata e non reagiva, ma non abbiamo sentito le parole perché erano lontani”, hanno detto. 

Più pregnante la testimonianza della ex moglie della presunta vittima, una 52enne che si è separata 13 anni fa dal marito da cui ha avuto un figlio. “I nostri rapporti sono rimasti ottimi e già a settembre-ottobre del 2018 ho testimoniato per lui in caserma, girando voci false su una sua presunta relazione con la moglie dell’imputato. Mio marito all’epoca dei fatti stava già con la sua nuova compagna”, ha riferito l’ex moglie al giudice.

“Una mattina che portavamo insieme il figlio a scuola fu aggredito verbalmente, ma lui non reagì. Un’altra volta che era andato a prendere a piedi nostro figlio a scuola, ha fatto il verso di investirli col suo fuoristrada mentre stavano attraversando sulle strisce. Me lo hanno raccontato entrambi subito dopo. Alludeva a molestie ai suoi figli.  È stato aggredito anche dal padre dell’imputato, quando andava a prendere i nipoti a scuola”. 

La presunta vittima, nel frattempo, parlando dei danni, ha detto: “Chiuse le scuole, stravolto dall’esperienza scioccante che avevo vissuto, ho cambiato completamente vita, lasciando la casa di Tuscania e il lavoro che facevo all’epoca, trasferendomi a Roma con la mia famiglia”. Interrogato in tribunale lo scorso mese di ottobre, ha sempre negato di avere mai avuto rapporti di alcun tipo con la moglie dell’imputato, né tantomeno coi figli. 

Prossima udienza a maggio, entro l’estate la sentenza. 


– Perseguitato dal padre di un compagno di scuola del figlio: “Diceva che ero l’amante della moglie”


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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