Viterbo – No a discariche e impianti per il trattamento dei rifiuti a ridosso di scuole, ospedali e centri abitati nella Tuscia. Palazzo Gentili tiene il punto e respinge le osservazioni presentate nei mesi scorsi dall’area Rifiuti della regione Lazio sul piano provinciale, confermando criteri più restrittivi sulle distanze di sicurezza.
Piano rifiuti – La riunione in provincia
Al centro del confronto tra provincia e regione c’è la cosiddetta “fascia di rispetto” rispetto agli edifici sensibili. Il piano regionale indica una distanza minima di mille metri, mentre la provincia di Viterbo ha scelto di estenderla fino a 3mila metri. A questa misura si aggiunge un ulteriore vincolo: una distanza di 300 metri dai terreni agricoli di particolare pregio.
La posizione dell’ente è stata ribadita dal consigliere provinciale con delega all’Ambiente Ermanno Nicolai, intervenuto all’assemblea con sindaci e cittadini nella sala Benedetti di via Saffi. “Si tratta di una scelta di buon senso. Non è un fattore limitante, ma tutelante nei confronti della popolazione”, ha spiegato, richiamando anche il rischio di uno sviluppo non regolato degli impianti, paragonato al “far west” delle rinnovabili con installazioni troppo vicine alle abitazioni.
Ermanno Nicolai, consigliere provinciale con delega all’Ambiente
Sul piano tecnico, però, l’impatto delle nuove regole sarebbe contenuto. La società incaricata, Studio Opera Engineering, ha aggiornato la cartografia individuando le aree che verrebbero escluse con i nuovi criteri. “La decisione è stata condivisa da tutto l’ente. Abbiamo deciso di riproporre questo divieto, l’impatto è veramente minimo, speriamo che la regione lo accolga”, ha spiegato Alfonso Prota che ridimensiona la questione. Nessuno vuole alimentare uno scontro. Lo dimostra il fatto che altre osservazioni sono state integrate del tutto o in parte nella nuova versione del piano. E comunque non si tratta ancora della stesura definitiva.
Alfonso Prota di Studio Opera Engineering
Nel corso dell’incontro si è fatto il punto anche sulla situazione della discarica di Monterazzano. Due invasi risultano esauriti, uno è in via di esaurimento, mentre il quarto è operativo dallo scorso marzo con una capacità di 500mila metri cubi. Intanto Viterbo continua a ricevere rifiuti da tutto il Lazio, incidendo direttamente sulla durata dell’impianto.
Le stime sull’autonomia variano in base ai flussi: con gli attuali conferimenti si parla di circa 4 anni e mezzo. Considerando solo i rifiuti provenienti dal Tmb di Casale Bussi si arriva a 7 anni e mezzo, limitando invece ai conferimenti dalle province di Viterbo e Rieti, la durata potrebbe estendersi fino a circa 15 anni e mezzo.
Alessandro Romoli
A chiudere l’incontro è stato il presidente della provincia Alessandro Romoli, collegato dopo un impegno istituzionale a Roma. “Siamo la prima provincia del Lazio ad aver adottato questo strumento, non solo per dettame normativo, ma anche perché è nostra ferma convinzione che il nostro territorio ha già dato. La Tuscia è autosufficiente”. Romoli ha poi sottolineato come quella di Viterbo sia oggi l’unica discarica attiva nel Lazio, evidenziando il peso dei conferimenti provenienti da altre province, Roma inclusa.
Infine, l’attenzione si è concentrata anche sul tema delle cave dismesse, sempre più spesso al centro di proposte per nuovi impianti. “È una questione che sta emergendo in diverse aree della provincia, da sud fino a Calcata, Civita Castellana, Arlena e Vetralla”, ha spiegato il presidente, definendo alcuni casi emblematici.
Alla luce delle richieste in corso, la provincia punta ad accelerare sull’approvazione del piano, le cui norme vengono già considerate come riferimento operativo dall’ente.
Simone Lupino
Francesca Manili, dirigente dell’unità di progetto Tutela del territorio della provincia di Viterbo
Marco Trisolini di Studio Opera Engineering





