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Mafia turca, chiedono l’abbreviato quattro fedelissimi del boss Baris Bouyn

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Viterbo – Mafia turca, dopo il via libera al giudizio immediato le difese hanno  chiesto il giudizio abbreviato per quattro fedelissimi del boss Baris Boyun, tre dei quali colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere lo scorso 17 dicembre, uno dei quali risultò irreperibile.


Mafia turca - I boss Baris Boyun e Ismail Atiz, entrambi arrestati a Viterbo

Mafia turca – I boss Baris Boyun e Ismail Atiz, entrambi arrestati a Viterbo


 Tra loro un 39enne e un 35enne difesi dagli avvocati Paolo Delle Monache e Remigio Sicilia, che stavano a Vetralla, e Ismail Atiz detto Hamus, 28 anni, il presunto boss latitante già detenuto al Nicandro Izzo dal 25 agosto, quando fu catturato in un b&b del capoluogo in seguito a un mandato di arresto internazionale.

Di Atiz si sa che è nato in Turchia il 16 luglio 1999, che gli sono stati negati i domiciliari e che, per via della sua pericolosità, è stato trasferito da Mammagialla al carcere di Melfi, in Basilicata, dove è detenuto in un reparto a metà strada tra l’alta sicurezza e il 41 bis. È difeso dagli avvocati Giuseppe Migliore e Flavio Rossi Albertini Tiranni, che assiste pure il boss.

In attesa della decisione del gip Roberto Crepaldi sulla richiesta di rito alternativo, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena, stop dunque al processo che avrebbe dovuto aprirsi il 15 aprile davanti alla corte d’assise di Milano nell’ambito dell’inchiesta della Dda del capoluogo lombardo, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini, con al centro Baris Boyun, il 42enne d’origine curda finito in carcere il 22 maggio 2024, quando è stato arrestato a Viterbo assieme ad alcuni sodali.

Agli imputati vengono contestati a vario titolo la banda armata con finalità di terrorismo, l’associazione per delinquere, aggravata pure dalla transnazionalità, finalizzata alla commissione di più reati tra cui detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine, il traffico internazionale di armi, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E poi omicidi, stragi, traffico di droga, riciclaggio, falsificazione di documenti.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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