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“Mi ha bloccata nel bagno del bar e ha tentato di violentarmi”

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Orte – “Mi ha bloccata nel bagno del bar e ha tentato di violentarmi”, tradito dalle cuffiette. Sarebbe successo attorno alle sei del pomeriggio dello scorso 21 agosto a Orte, nei pressi di un parco frequentato dalle mamme coi loro bambini. Presunta vittima una 24enne, che lunedì ha raccontato in aula come è riuscita a scappare dall’aggressore, imputato di violenza sessuale davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, pm Michele Adragna. L’uomo, difeso dall’avvocato Angelo Giuliani, sarebbe un amico di famiglia.


Violenza - Immagine di repertorio

Violenza – Immagine di repertorio


Era un giovedì pomeriggio e la 24enne si sarebbe allontanata dalle amiche per andare al bagno nel bar vicino al parco. 

“Mentre ero nel bagno, ho sentito bussare e ho detto che era occupato – ha spiegato – ma lui è entrato lo stesso, mi ha spinta addosso al muro e mi ha bloccato, tenendomi i polsi in alto con una mano, mentre con l’altra mi ha alzato la maglietta e poi ha cominciato a baciarmi”.

“Io gli dicevo che non ero quel tipo di persona, che non faccio queste cose, cercando di divincolarmi. Poi, per fortuna, gli sono cadute per terra le cuffiette e lui d’istinto si è chinato per raccoglierle, lasciandomi liberi i polsi, per cui sono riuscita a scappare fuori”, ha proseguito. 

“Mentre raggiungevo le mie amiche, è uscito dal bar e ha cominciato a fischiarni da lontano, facendomi cenno di avvicinarmi. Io invece sono corsa a denunciarlo dai carabinieri”, ha sottolineato, raccontando come si sarebbe messa in salvo. 

Sollecitata dal difensore Giuliani, ha confermato di conoscere già il presunto aggressore, un nordafricano, conoscente del patrigno. “In precedenza mi aveva fatto delle avance che avevo rifiutato. mi aveva anche regalato dei vestiti che non ho voluto tenere e chiesto di andare insieme a Roma, ma gli ho detto di no, che non ero interessata”.

Il 21 agosto 2025 sarebbe passato ai fatti sorprendendola nel bagno del bar. “Mi ha afferrata e messa al muro, mi teneva bloccata tenendomi i polsi sopra la testa, mentre mi alzava la maglietta e mi baciava”, ha ribadito più volte la 24enne, mamma di un bambino.

“Ho chiarito subito che era un no, che non volevo, ma lui ha continuato, se non gli fossero cadute le cuffiette non sarei riuscita a scappare e mettermi in salvo”, ha concluso, riferendo di avere subito pressioni da alcuni connazionali dell’imputato perché ritirasse la querela. “Minacce a me e anche a mio figlio, ma non ho ritirato la denuncia”.

Il processo è stato rinviato al prossimo autunno per sentire tutti gli altri testimoni. La difesa, nel frattempo ha chiesto la revoca della misura del divieto di avvicinamento su cui il collegio si è riservato.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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