Viterbo – (sil.co.) – All’inizio di marzo del 2021 si è barricato nella casa dove si trovava con gli anziani genitori minacciando di buttarsi dal secondo piano di una palazzina di via Gargana. Finito a processo per maltrattamenti in famiglia, mercoledì è stato assolto con formula piena dal giudice Jacopo Rocchi, nonostante la pubblica accusa abbia chiesto una condanna a due anni di reclusione.
Viterbo – Via Gargana – Uomo minaccia di uccidersi
“Adesso è un’altra persona”, ha detto durante la discussione il difensore Luca Ragonesi, ricordando i trascorsi tra carcere e comunità dell’imputato, afflitto all’epoca da problemi di tossicodipendenza, “ma che per trenta anni si è sempre preso cura dei genitori”, il padre classe 1931 e la madre col morbo di Alzheimer.
Il genitore, in particolare, giustificò la presenza in casa del figlio, spiegando che era lì per prestare assistenza. Secondo l’accusa, il figlio tossicodipendente avrebbe costretto i genitori a un regime di vita umiliante.
“Non ci sono mai stati gravi problemi durante la convivenza, il padre e la madre non lo hanno mai denunciato – ha sottolineato l’avvocato Ragonesi – e a luglio 2022, quando il figlio era sottoposto alla misura dell’allontanamento ed era in carcere per altra causa, è stato lo stesso genitore a dire di rivolerlo a casa, perché era l’unico che potesse assisterlo”.
– Minaccia di uccidersi, paura in via Gargana
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
