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Narcotraffico e spaccio di cocaina, chiesti 14 anni e 4 mesi per Gabriele Laezza

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Roma – Narcotraffico e spaccio di cocaina, il pm antimafia Fabrizio Tucci ha chiesto una sola assoluzione e pene da 3 anni e 4 mesi a 20 anni di reclusione per gli otto imputati su 37 che hanno scelto il rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Roma. Mano pesante dell’accusa nei confronti del viterbese, Gabriele Laezza, per cui sono stati chiesti 14 anni e 4 mesi di prigione con lo sconto di un terzo della pena del rito. Nell’ambito di mafia viterbese, il 31 gennaio 2023 Laezza era stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione dalla corte di cassazione. Sempre con l’abbreviato. 


Gabriele Laezza

Gabriele Laezza


Lo scorso 19 febbraio, il procuratore antimafia della Dda di Roma Fabrizio Tucci, ex pm a Viterbo, aveva già chiesto l’unica assoluzione, per un 44enne sardo, e la condanna a 18 anni di reclusione con lo sconto di un terzo del rito per il 37enne David Rebeshi, il fratello “alter ego” del boss Ismail, anche lui imputato così come Giuseppe Trovato, l’altro vertice del sodalizio italo-albanese che ha messo a ferro e fuoco Viterbo tra il 2017 e il 2018. 

Ieri ha chiesto le pene per gli altri sei imputati giudicati con l’abbreviato: 14 anni e 4mesi di carcere per il 38enne viterbese Gabriele Laezza. detto Gamberone; 20 anni per l’abanese 38enne Riza Muco; 14 anni per il 38enne sardo Alessandro Ghisu; 14 anni di reclusione per il 59enne albanese Pierre Vince John Manuputty; 3 anni e 4 mesi per il pentito quarantenne di mafia viterbese Sokol Dervishi; 4 anni e 4 mesi per il 41enne albanese Shkelzen Patozi, detto Zen.


Il pm Fabrizio Tucci

Il pm antimafia Fabrizio Tucci


Tra i 37 imputati, i boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, di 51 anni e 43 anni. Diciotto indagati sono italiani, tra cui diversi sardi. Dieci sono d’origine albanese. Sette d’origine romena. Uno d’origine olandese e un altro del Marocco.

Lo scorso 24 settembre gli imputati sono comparsi per la prima volta davanti al gup del tribunale di Roma, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini del carabinieri di Viterbo, nell’ambito dell’inchiesta parallela a “mafia viterbese” per fatti di droga a partire dal 2017

Tra i difensori, oltre a Roberto Afeltra per Ismail Rebeshi e Giuseppe Di Renzo per Giuseppe Trovato, i legali Michele Ranucci, Simona Mancini, Domenico Gorziglia, Gino Salvatori, Giuseppe Pierdomenico, Roberto Alabiso, Domenico Cardellini e Giuliano Migliorati. Le prossime due udienze saranno dedicate proprio alle arringhe dei difensori. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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