Viterbo – “Nessuno schiaffo in faccia a Hassan Sharaf, nè tantomeno la testa sbattuta contro il muro”. Ha difeso così se stesso e l’altro penitenziario imputato di abuso dei mezzi di correzione in concorso l’allora responsabile del reparto d’isolamento del carcere di Mammagialla dove nel primo pomeriggio del 23 luglio 2018 il 21enne egiziano si è tolto la vita per impiccagione. Ieri l’interrogatorio dei due imputati.
Mammagialla – Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia
Una versione confermata dal presunto autore materiale dello schiaffo, un agente 52enne che avrebbe affrontato il detenuto indossando della guanti di lattice nero. “Sono una protezione, non sapendo con chi abbiamo a che fare e cosa può succedere”, ha spiegato l’mputato rispondendo alle domande dei legali di parte civile.
È stato lui a chiamare il responsabile perché Sharaf dava in escandescenze per non avere ricevuto il tabacco al suo ingresso in isolamento per scontare una sanzione disciplinare.
“Minacciava di autolesionarsi con un pezzo di plastica rigido e appuntito, rotto da una radiolina che aveva in cella”, ha spiegato il responsabile dell’isolamento, oggi 57enne e nel frattempo in pensione.
“Si era fatto dei graffi superficiali, non dei tagli. Poi lo ha usato per danneggiare le pareti della cella, incidendo scritte in arabo e un Kalašnikov. Il collega ha aperto per levarglielo, ma non ci sono stati schiaffi. L’oggetto appuntito è finito nel cestino, che il collega ha subito tirato fuori dalla cella”.
“Ho chiuso il blindo e dopo una ventina di minuti, al giro di controllo, l’ho trovato impiccato con un asciugamano. Nel mentre mi ero occupato degli altri detenuti, svolgendo le altre mie mansioni”.
Gli imputati sono difesi dall’avvocato Giuliano Migliorati. Madre, sorella e cugino sono parte civile con hli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, sostituito dal collega Mattia Capogrossi. Alla prossima udienza, per la diesa, sarà sentito l’allora comandante della polizia penitenziaria del Nicandro Izzo di Viterbo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
