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Viterbo – (sil.co.) – Un papà viterbese accusato di avere picchiato il figlioletto di 6 anni e minacciato di morte la ex che difendeva il piccolo, lo scorso 5 marzo è stato assolto con formula piena dal giudice Giovanna Camillo.
“Se non ti togli di mezzo, ti ammazzo”, avrebbe detto secondo l’accusa alla sua ex compagna, picchiando per futili motivi il bambino in sua presenza.
Oltre che per minacce, il genitore, difeso dall’avvocato Stefano Billi, è finito imputato in sede penale per le presunte percosse al figlioletto in tenera età, che avrebbe strattonato e preso a schiaffi nonostante il tentativo della madre di frapporsi tra l’ex e il bambino.
Nel corso del processo non sono emerse prove che l’imputato abbia effettivamente messo in atto le condotte che gli sono state contestate. Motivo per cui è stato assolto da entrambi i reati con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
