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Picchiato dalla ex: “Per coprire i graffi, dovevo andare al lavoro truccato”

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Nepi – (sil.co.) – A processo per maltrattamenti una trentenne denunciata il 23 giugno 2021 dal compagno, un cuoco 34enne che ne avrebbe subite di tutti i colori e che ieri, ancora visibilmente scosso dall’esperienza, ha deciso di rimettere la querela davanti al giudice Jacopo Rocchi, per chiudere definitivamente con quel capitolo della sua vita. 

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Tribunale


Prima di prosciogliere l’imputata in seguito al “perdono”, il giudice ha però voluto sentire la testimonianza della parte offesa che tra il 2019 e il 2021 ha convissuto a Nepi con la donna e i figli da lei avuti da una precedente unione. 

A causa del suo lavoro di cuoco, la vittima di sera faceva spesso tardi. “Al rientro – ha riferito l’uomo in aula – la trovavo ubriaca che mi si scagliava contro per gelosia, aggredendomi verbalmente e fisicamente. Una volta mi ha tirato la playstation, un’altra addirittura l’acquario. Mi graffiava al volto con le unghie lunghe, costringendomi ad andare al lavoro truccato. Mi ha tagliato le scarpe con un coltello. Distruggeva casa. Un’infinità di episodi, che ho anche documentato col cellulare”. 

“A Nepi abitavamo in una casa di mia proprietà, ma dopo la denuncia mi sono trasferito in un’altra casa di famiglia, a Roma, dove lei ha continuato a perseguitarmi, anche rompendo le vetrate delle finestre per fare irruzione dentro. Ho dovuto chiamare i carabinieri”, ha proseguito.

Lo scorso mese di settembre aveva testimoniato un suo amico: “Mi ha confidato più volte che lei gli metteva le mani addosso – ha detto in tribunale – mi ha anche mandato delle foto con la faccia sgarrata. A giugno del 2021, mi ha anche fatto una videochiamata, sempre per farmi vedere la faccia sgarrata”.

“Voglio dimenticare e non voglio ripercussioni”, ha concluso il 34enne, rimettendo la querela.


– Botte al compagno, la ex a giudizio per maltrattamenti: “Gli sgarrava la faccia”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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