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Rapinò il Grandori minacciando barista col coltello, ok al rito abbreviato

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Viterbo – La mattina  di sabato 4 novembre 2023, rapinò 400 euro e minacciò un dipendente con un coltello al Caffè Grandori di piazza della Rocca. Davanti al gup Daniela Rispoli un 28enne egiziano plurirecidivo, che ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena. 


Viterbo - Caffè Grandori (immagine di repertorio)

Viterbo – Caffè Grandori 


È il topo d’albergo seriale che a maggio del 2024 ha rischiato di essere linciato da una comitiva di una trentina di turisti colombiani che lo avevano sorpreso a rubare, per la seconda sera consecutiva, in una delle camere dove alloggiavano all’hotel Balletti. Il processo è in sospeso per le difficoltà a rintracciare la turista colombiana che ha sporto denuncia. 

Il 26 marzo dell’anno scorso, inoltre, il giovane è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per avere strappato una catenina d’oro dal collo a un cinese di 70 anni, il 14 maggio 2024 al Riello, tra la caserma dei carabinieri e il tribunale: due giorni prima del doppio raid in albergo.

Tornando alla rapina al Grandori, è stata messa a segno la mattina di sabato 4 novembre 2023 prima dell’apertura, quando il 28enne, difeso di fiducia dall’avvocato Luigi Mancini, ha fatto irruzione nel locale con il volto travisato da un cappuccio, mentre il personale stava effettuando le pulizie.

Dopo essersi impossessato della somma di circa 400 euro in banconote prelevate dalla cassa e “stick” di monete custodite nella cassaforte situata nello scaffale sottostante, essendo stato sorpreso da un dipendente, lo avrebbe minacciato, mostrandogli un coltello per garantirsi la fuga.

Mercoledì è comparso davanti al giudice Rispoli che, su richiesta della difesa, ha ammesso il giudizio col rito abbreviato condizionato all’interrogatorio dell’imputato, con rinvio al prossimo autunno per l’esame del 28enne e la discussione. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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