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Ucciso da un’overdose a casa di un amico: “La droga l’aveva portata lui”

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Viterbo – (sil.co.) – Morì per una overdose di eroina a casa di un amico: “La droga l’aveva portata lui e l’ha assunta attorno alle 14 del giorno prima, mentre ci stavamo dirigendo in macchina a Perugia per un concerto”.


Carabinieri e 118 - Foto di repertorio

Carabinieri e 118 – Foto di repertorio


Si è difeso così, ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi, l’operatore sanitario 46enne imputato di morte in conseguenza di altro delitto, nella fattispecie avere ceduto la dose di droga che gli è stata fatale a un amico 38enne,, ospitato in casa una notte che nevicava forte, in un centro del comprensorio del lago di Bolsena. 

Era la notte tra il 25 e il 26 febbraio 2018. Poche ore dopo, all’alba di lunedì 26 febbraio di otto anni fa, l’amico lo ha trovato esanime sul divano letto e sospettando subito una overdose ha chiamato i soccorsi.

“Nel frattempo l’ho sdraiato a terra, per effettuare le manovre di rianimazione. Erano le 5 del mattino quando l’ho chiamato, all’ora che avevamo concordato, ma non rispondeva. Allora, capita la situazione, perché doveva tornare a Viterbo per lavoro, ho subito telefonato al 118, dal numero di casa, senza nascondere nulla e raccomandando di portare tutto il necessario”. Sul posto intervennero anche i carabinieri. 

“In casa c’erano anche i miei genitori, con cui avevano cenato la sera ppprima, rientrando subito da Perugia perché si era messo a nevicare. Poi, visto che non smetteva, è rimasto a dormire da noi, nella mia camera, io sul mio letto e lui sul divano”, ha proseguito, spiegando che l’amico faceva uso saltuario di stupefacenti.

Il processo è stato rinviato a novembre per la discussione.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.


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