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Viterbo e lo Stefano Di Battista Quartet abbracciano Italo Leali

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Viterbo – Un applauso lungo, sentito, diverso da tutti gli altri. Non rivolto al palco, ma alla platea. Rivolto a lui, Italo Leali, seduto tra il pubblico come sempre, direttore artistico e anima di un festival frutto della sua testardaggine. Venerdì sera, all’ottava serata del Tuscia in Jazz for Sla, al teatro dell’Unione, Viterbo gli ha riconosciuto qualcosa che va oltre la commozione per la sua malattia: gli ha riconosciuto il valore di un uomo di cultura, di un organizzatore appassionato, di qualcuno che anche oggi, nella sua battaglia più dura, continua a creare bellezza per tutti.

Tuscia in jazz for sla - Nicky Nicolai e lo Stefano Di Battista Quartet con Italo Leali

Tuscia in jazz for sla – Nicky Nicolai e lo Stefano Di Battista Quartet con Italo Leali


Sul palco, Nicky Nicolai e lo Stefano Di Battista Quartet — con Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al basso e Luigi Del Prete alla batteria — hanno fatto il resto. Non è la prima volta che Rea e Sorrentino calcano il palco del Tuscia in Jazz: nel 2006, ancora giovani promesse, furono i primi vincitori del Tuscia in Jazz European Award, un premio assegnato da una giuria d’eccezione composta da leggende del jazz mondiale come Jimmy Cobb, Bobby Durham, Mulgrew Miller e Buster Williams. Dopo Alessandro Paternesi, tornano oggi al festival come musicisti affermati, e la batteria che li accompagna è la stessa di allora. Un cerchio che si chiude, e che dice tutto sulla capacità di Italo Leali di riconoscere il talento prima che il mondo se ne accorga.

Tuscia in jazz for sla - Nicky Nicolai e lo Stefano Di Battista

Tuscia in jazz for sla – Nicky Nicolai e lo Stefano Di Battista


Lo spettacolo “Le mille bolle blu” è partito trattenuto, quasi in sordina, per poi esplodere in un crescendo di energia e complicità travolgente. La voce di Nicky Nicolai ha percorso ogni registro con una naturalezza disarmante — su, giù, rotondità, acuti lanciati con la leggerezza di chi gioca — mentre provocava con ironia Stefano Di Battista, che rispondeva piegandosi sulle ginocchia con il suo sax, restituendo colpo su colpo ogni sfida. Un dialogo quasi teatrale, una partita a due che il pubblico ha seguito con entusiasmo crescente, fino a lasciarsi trascinare dentro la musica stessa.

E il pubblico ha cantato. Non timidamente, non per imitazione, ma trascinato da quella corrente calda che gli artisti avevano saputo creare. Tra le voci che si sono alzate dalla platea, quella dell’assessore alla Cultura del comune di Viterbo, Alfonso Antoniozzi, cantante lirico, che ha intonato “Caruso” di Lucio Dalla con una naturalezza che ha aggiunto un brivido inaspettato alla serata. In sala era presente anche la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, visibilmente partecipe.

Tuscia in jazz for sla - Stefano Di Battista con Alfonso Antoniozzi

Tuscia in jazz for sla – Stefano Di Battista con Alfonso Antoniozzi


La scaletta ha attraversato alcune delle pagine più luminose della canzone italiana: Volare di Domenico Modugno, Piazza Grande di Lucio Dalla, il tema di Deborah da C’era una volta in America di Ennio Morricone. Il finale ha riservato un momento quasi cinematografico: sulle note della Dolce vita di Nino Rota, Stefano Di Battista ha lasciato il palco e si è inoltrato tra le file della platea con il suo sax, portandosi dietro una piccola folla di spettatori in una processione gioiosa e irripetibile.

Tuscia in jazz for sla - Stefano Di Battista con Italo Leali

Tuscia in jazz for sla – Stefano Di Battista con Italo Leali


Prima del concerto, dal palco avevano preso la parola Italo Leali, Carlo Galeotti e la sindaca. Tre interventi diversi per tono, uniti da un filo comune: la consapevolezza che quella serata fosse qualcosa di più di un concerto.

Italo Leali ha parlato di sé con una franchezza che ha lasciato la sala in silenzio. Ha raccontato la sua vita — intensa, felice, aperta al mondo — e poi il settembre 2021, un polso che cede spostando un piatto, una ceramica che si frantuma, e con essa una vita intera. La diagnosi di Sla nell’aprile 2022 all’ospedale Santa Rosa di Viterbo, confermata a maggio dal centro clinico Nemo di Roma. Il marzo 2024 in cui ha smesso di camminare. Il luglio dello stesso anno in cui la malattia si è presa il respiro e la capacità di deglutire. E poi la scelta, il 22 agosto 2024: sottoporsi a tracheostomia e Peg, oppure morire. “Questa scelta, che a molti può apparire ovvia, per un malato di Sla non lo è affatto”, ha detto. Ha scelto di restare. Ha scelto di combattere. “Voglio urlare, anche se sono muto, che tutto questo deve finire. Io sono Italo Leali e non mi arrendo.”

Stefano Di Battista, visibilmente emozionato, ha voluto testimoniare dal palco la sua amicizia di lunga data con Italo, ricordando com’era vivace e pieno di vita, e confessando quanto lo abbia colpito vederlo oggi — pur riconoscendo in lui un’energia intatta e commovente. “Ritornerò a casa probabilmente cambiato”, ha detto il sassofonista, annunciando la piena disponibilità sua e del gruppo a tornare e a sostenere la causa in qualsiasi circostanza.

Italo Leali con Carlo Galeotti

Italo Leali con Carlo Galeotti


Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb, ha portato una riflessione di respiro più ampio, citando il grande sciopero del movimento operaio americano in cui i lavoratori chiedevano non solo il pane ma anche le rose, la bellezza, e il poeta e frate trappista Ernesto Cardenal che scriveva in Oráculo sobre Managua: “I versi alla rosa non sono borghesi e non sono borghesi le rose anche la rivoluzione le coltiverà, si tratta, certo, di redistribuire le rose e la poesia”. “Italo ha risposto alla malattia chiedendo da un lato la cura, il pane, e dall’altro la bellezza, le rose”, ha detto Galeotti, definendo Leali uno di quegli organizzatori della cultura senza i quali non esisterebbero nemmeno gli intellettuali. Un appello finale a non lasciare soli i malati di Sla, troppo spesso invisibili: “Italo ci ha spiegato che è possibile andare oltre, si può fare altro”.

Tuscia in jazz for sla - La sindaca Chiara Frontini con Francesco Laurenti

Tuscia in jazz for sla – La sindaca Chiara Frontini con Francesco Laurenti


La sindaca Frontini ha chiuso con parole semplici e dirette: “In questo percorso, mai come in tanti altri, ci siamo sentiti essere umani. Ci siamo sentiti persone”. Ha riconosciuto nel festival non solo un’operazione culturale di qualità, ma “un passo oltre nell’essere comunità.”

Una serata in cui la musica ha fatto quello che sa fare quando è davvero grande: ha aperto uno spazio in cui tutto il resto — il dolore, la speranza, la bellezza, l’umanità — ha potuto entrare liberamente.

Patrizia Prosperi

Tuscia in jazz for sla - Nicky Nicolai

Tuscia in jazz for sla – Nicky Nicolai

Tuscia in jazz for sla - Nicky Nicolai e lo Stefano Di Battista Quartet

Tuscia in jazz for sla – Nicky Nicolai e lo Stefano Di Battista Quartet

Tuscia in jazz for sla - Stefano Di Battista

Tuscia in jazz for sla – Stefano Di Battista


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