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Chiede 100 euro di riscatto per la refurtiva, topo d’auto in carcere per estorsione

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Viterbo – È finito in carcere per estorsione il 43enne tunisino arrestato alle due di notte di lunedì  27 aprile nei pressi di piazza del Teatro dalla polizia che lo ha sorpreso mentre si faceva consegnare 50 euro dalla vittima di un furto di occhiali e portafoglio per restituirgli il maltolto, in cambio del quale avrebbe preteso 100 euro. 


Viterbo - Polizia - Gli occhiali e il coltellino multiuso

Viterbo – Polizia – Gli occhiali e il coltellino multiuso


Non contento, il giorno successivo, ovvero martedì, è stato nuovamente arrestato. stavolta per evasione, reato per cui sarà giudicato a parte, essendosi fatto trovare fuori casa dove doveva stare ai domiciliari in attesa della direttissima.

L’uomo, nullafacente e vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, è comparso mercoledì davanti al gip Rita Cialoni che, convalidando l’arresto per estorsione, ha accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere al posto dei domiciliari della procura. Il 43enne, dal canto suo, ha negato tutto, dicendo di essersi solo dato da fare per aiutarlo. 

Vittima un pachistano, derubato del portafoglio con tutti i documenti e quattro carte di credito nonché di  un paio di occhiali da sole, dal quale l’indagato, difeso dagli avvocati Luca Ragonesi e Marco Valerio Mazzatosta. avrebbe preteso 100 euro per la restituzione, mentre veniva filmato con un telefonino da un testimone. 

La parte offesa si è accorta del furto attorno alle 10,30 di domenica, quando ha trovato aperto lo sportello della sua vettura in sosta a piazza della Rocca, venendo a sapere da un amico che poteva essere stato il tunisino, noto per essere un topo d’auto. 

Tutte le fasi della presunta richiesta di “riscatto” si sono svolte in centro. Il 43enne avrebbe chiesto al pachistano 100 euro, accompagnandolo sotto una scalinata di una traversa di piazza della Rocca dove era nascosto il borsello, privo del contenuto, mentre veniva filmato col telefonino dall’amico della vittima, che gli ha dato 50 euro prestati dal suo datore di lavoro, mentre documenti e carte di credito erano occultati in un cespuglio dentro porta Murata.

Per restituirgli anche gli occhiali da sole, in cambio di altri 50 euro, il tunisino ha poi dato appuntamento in via della Cava al pachistano, il quale nel frattempo ha fermato una pattuglia della polizia che, visionati i filmati girati dal testimone, ha poi bloccato il 43enne in flagranza, sequestrandogli anche un coltello a serramanico multiuso che aveva in tasca. 

Il più noto tra i molteplici precedenti del 43enne è il furto di una borsa da una vettura in sosta in via Della Palazzina, messo a segna la mattina di sabato 9 marzo 2024, per cui è stato assolto in primo grado e condannato a a 3 anni e 4 mesi in appello, su ricorso della procura. Sentenza quest’ultima annullata con rinvio dalla cassazione su ricorso della difesa. Il tunisino fu inseguito a piedi dalla donna vittima del furto e bloccato alcune di centinaia di metri più avanti da un brasiliano 52enne all’altezza del negozio di biciclette di via Garbini.

È inoltre noto all’autorità giudiziaria per essere stato coinvolto, il 28 ottobre 2016,  in una maxi rissa tra detenuti nel carcere di Mammagialla, sfociata in un processo per tentato omicidio  a carico di sei imputati tra cui lui, reato poi derubricato in lesioni e dichiarato prescritto lo scorso mese di ottobre.

Silvana Cortignani


– Ruba portafoglio e occhiali e poi chiede soldi per restituirli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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