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“I comandanti dell’esercito francese non solo hanno lasciato che accadesse, ma sapevano ciò che sarebbe accaduto”

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Viterbo – “I comandanti dell’esercito francese non solo hanno lasciato che accadesse, ma sapevano ciò che sarebbe accaduto”. Il redattore capo delle testate Culturaidentità e Storia in rete, Emanuele Mastrangelo, ieri pomeriggio a palazzo dei Priori per la seconda conferenza nazionale sulle marocchinate. Allo scopo di ricordare le violenze perpetrate in diverse aree del centro Italia, in particolare in Ciociaria e nel Lazio, durante la seconda guerra mondiale.

Viterbo - Il giornalista Emanuele Mastrangelo

Viterbo – Il giornalista Emanuele Mastrangelo


L’appuntamento, si inserisce in un percorso di approfondimento storico e memoria civile.
L’iniziativa punta a riportare al centro del dibattito pubblico, il tema del riconoscimento storico delle vittime, attraverso testimonianze, interventi istituzionali e contributi di studiosi impegnati nella ricostruzione di quei fatti.

“Abbiamo dato il nostro patrocinio – ha affermato il presidente della provincia Alessandro Romoli – per questa giornata che ricorda un tragico evento che la storia non ha riportato in piena luce”. Romoli ha poi sottolineato l’importanza di trattare le marocchinate a prescindere dalle ideologie politiche.

La sindaca Chiara Frontini ha affermato: “Finalmente vengono ricordate le vittime delle marocchinate. Queste donne per anni, oltre che la violenza fisica, hanno subito anche quella del silenzio. Gli stupri sono sempre stati utilizzati come un’arma di guerra, quindi è importante come tema da trattare, soprattutto per i più giovani”. Anche il consigliere regionale Daniele Sabatini ha espresso il suo appoggio all’iniziativa in ricordo delle marocchinate.

Alessandro Pacella, uomo rimasto vittima all’età di sei anni di una bomba durante la seconda guerra mondiale, ha ricordato la sofferenza della guerra, definendo le donne vittime di violenza sessuale “sorelle”.

Viterbo - Il reduce Alessandro Pacella

Viterbo – Il reduce Alessandro Pacella


“Erano vittime civili di guerra. Hanno sopportato un dolore – ha continuato Pacella – per cui non c’erano parole, solo sensazioni e umiliazione. Le marocchinate, termine fortemente discusso, è in realtà l’unico giusto per descrivere l’orrore di ciò che è accaduto. I giovani giudicano senza conoscere la storia”.

Il termine “marocchinate” deriva dal fatto che molte delle violenze furono commesse da reparti coloniali nordafricani dell’esercito francese, durante la campagna d’Italia del 1944, dopo la rottura della linea Gustav e la battaglia di Monte Cassino. Per questo, nella memoria popolare italiana, gli stupri e le violenze contro civili vennero associati ai “marocchini”, da cui “marocchinate”. In Italia il termine si fissò sull’origine etnica percepita degli aggressori, non sulla catena di comando francese. Nonostante il termine sia stato coniato nel 1944, ad oggi, alla luce delle nuove analisi storiche sull’accaduto, il nome è rimasto.

Viterbo - Daniele Sabatini

Viterbo – Daniele Sabatini


Emanuele Mastrangelo ha spiegato: “Le marocchinate, termine definito da molti italiani oggi, ma sappiamo con certezza che successivamente alla seconda guerra mondiale, i testimoni dell’accaduto, nonostante le ideologie politiche, raccontarono con libri e film episodi di violenza inflitti da marocchini. Non a scopo razzista, ma a scopo storico. Dopo queste testimonianze però, il silenzio. Questo perché i francesi erano e sono, nostri alleati”.

Non senza contraddirsi, Mastrangelo ha poi continuato: “La responsabilità di ciò che è successo in quelle ore è in realtà condivisa”.

Sempre in contraddizione con le informazioni fornite precedentemente, il giornalista ha puntualizzato: “Questo termine scomodo rappresenta la verità: le nostre donne hanno subito violenze da parte degli eserciti coloniali francesi. Tra 5 o 10 anni al massimo, non avremo più modo di ricordare l’accaduto, perché qualcuno dirà che questa cosa da fastidio”.

In videochiamata è intervenuto il consigliere Matteo Achilli. All’evento tra il pubblico, la segretaria generale Anna Mula, Luca Urizio presidente della Lega Nazionale di Gorizia e il senatore Andrea De Priamo.

Viterbo - Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione nazionale vittima delle marocchinate

Viterbo – Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione nazionale vittima delle marocchinate


“In famiglia ho avuto un lutto. Mio zio – ha raccontato Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione nazionale vittima delle marocchinate – è stato stuprato e ucciso. Questo è il primo caso di stupro al mondo fatto da truppe di liberazione”. 

“Vittime del corpo di spedizione francese”, sarebbe il nome esatto per definire ciò che è avvenuto”, ma Ciotti non ha specificato, nonostante i numerosi documenti esposti, il perché questo nome non venga cambiato per esattezza storica.

“Negli ultimi anni – ha concluso Ciotti -, a causa della battaglia che stiamo portando avanti, abbiamo subito una serie di minacce: macchine distrutte con i sassi, biglietti lasciati sull’uscio di casa e nella macchina”.

Nicole Tarantello


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