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“Conoscere Santa Maria in Gradi per prendersi cura della sua storia…”

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Vincenzo Ceniti

Vincenzo Ceniti

Santa Maria in Gradi

Santa Maria in Gradi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Per prendersi cura dell’Italia e del suo patrimonio artistico, che è la mission del Touring Club Italiano, occorre conoscere e noi oggi ci accingiamo a saperne di più di  Santa Maria in Gradi, un monumento iconico della Viterbo medioevale  che per varie  vicissitudini è stato sempre appartato e poco frequentato”. È iniziata con questo saluto del console Touring Vincenzo Ceniti la visita di venerdì scorso al complesso monumentale di Gradi promossa dal Club di Territorio TCI  con un folto gruppo di oltre 50 partecipanti tra iscritti e simpatizzanti dello storico sodalizio (130 anni dalla sua fondazione nel 1894) e la preziosa assistenza della dott.ssa  Gianna Pontesilli direttrice della Biblioteca del Polo Umanistico Sociale dell’Unitus.                                                                                                                

Subito la storia. Nei primi decenni del XIII sec.  il card. Raniero Capocci, in seguito ad un sogno premonitore, fece costruire su un piccola altura in prossimità di una edicola dedicata a Santa Croce alle porte della città poco fuori le mura di  porta Romana , una chiesa-convento donata al nascente Ordine dei Domenicani, poi ampliata e trasformata con interventi radicali nel 1400 (aggiunta del portico) e successivamente nel  XVIII sec. da Nicola Salvi, quello per intenderci della  Fontana di Trevi di Roma. Dal 1883 al 1992  la struttura (chiesa compresa), ha ospitato la Casa Circondariale di Viterbo con esiti  immaginabili in fatto di conservazione. Tra gli ospiti illustri ci fu Altiero Spinelli, che nel 1944 firmò insieme ad altri il “Manifesto di Ventotene”  per la promozione dell’unità politica europea. La ristrutturazione dell’edificio operata dall’Università della Tuscia, che nel frattempo acquisì l’immobile, ha fatto anche dimenticare i danni dei bombardamenti dell’ultima guerra.  Ancora in corso, però,  i lavori della chiesa che dovrebbero terminare alla fine del prossimo anno. Opportuna coincidenza con la ricorrenza del centenario della Provincia di Viterbo avvenuta ne  primi mesi del 1927. La dott.ssa Pointesilli ha ricordato che è desiderio dell’Unitus destinare la chiesa  soprattutto alle  attività socio- culturali della città.

Il tour, interno al complesso, ha inoltre interessato i vari ambienti della Biblioteca (dotata di preziosi volumi e documenti di varie epoche), l’ampia gradinata antistante la chiesa (da qui il termine di “gradi”), i due chiostri,  l’aula magna (già cappella per i detenuti), gli uffici di rappresentanza del Rettorato,  un nucleo di celle lasciate a testimonianza del penitenziario e i sotterranei dove scorre ancora l’acqua potabile di un’antica sorgente presso i resti di un acquedotto romano.  Un accenno anche alla Domus Dei  i cui ruderi si trovano davanti alla chiesa un tempo collegata da un ponte sovrastante la strada diretta a Roma. Venne  realizzata in seguito ad un lascito di Pietro di Vico con la “raccomandazione” di essere sepolto all’interno della chiesa. La Domus con l’assistenza di monaci, accoglieva poveri,  malati,  pellegrini. “Una visita indimenticabile”, commenta una socia Touring il cui genitore è titolare di una tessera d’oro rilasciata agli iscritti da oltre sessant’anni. 

Touring Club


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