Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo – Per l’ennesima volta, ci troviamo costretti ad alzare la voce per chiedere chiarezza su un tema talmente importante che può determinare la vita o la morte del nostro settore ma che incomprensibilmente sembra ignorato. È passato quasi un anno dalla convocazione del tanto sbandierato “Tavolo Tecnico” istituito per far fronte alla crisi senza precedenti che ha colpito il settore corilicolo, ma il bilancio oggi è desolante: un silenzio assordante rotto solo dal rumore delle passate promesse infrante.
Fernando Monfeli
Come più volte denunciato sulla stampa, risulta onestamente incomprensibile come si possa pensare di risolvere una crisi settoriale escludendo dal confronto i diretti interessati. A quel tavolo non è stato invitato nessun portatore di interesse reale: non un solo produttore di nocciole, non chi la terra la lavora e ne subisce le sorti ogni giorno.
Questa mancanza di coinvolgimento non è stata solo una svista formale, ma un errore strategico imperdonabile. Oggi a campagna corilicola avviata possiamo solo registrare che questa mancanza ha generato un totale disinteresse da parte di chi, non essendo direttamente coinvolto nel dramma economico della crisi, è stato chiamato a risolverla solo “sulla carta”. È ovvio che chi non vive sul campo non può comprendere l’urgenza e ad oggi, la realtà dei fatti è che brancoliamo nel buio.
Non sappiamo se esistono ristori o sostegni economici e non sappiamo ancora se sono state predisposte domande per eventuali ristori o sostegni; ma ciò che è più grave è che nonosrante i proclami non abbiamo ricevuto alcuna direttiva tecnica per affrontare la stagione 2026, siamo rimasti al 2025 e le istituzioni sembrano ignorare deliberatamente questa evidenza.
Dobbiamo smetterla di essere ingenui e iniziare a tenere a memoria tutte le promesse che ci sono state fatte nelle passate campagne elettorali e quelle che, inevitabilmente, torneranno a riempirci le orecchie nelle prossime. È un copione che si ripete ciclicamente: parole di solidarietà e impegni solenni presi per ottenere il consenso, che vengono puntualmente disattesi e dimenticati nel momento esatto in cui chi riceve il mandato pubblico è chiamato ad esercitarlo. La politica si ricorda dei produttori solo quando ha bisogno di voti, mai quando c’è da sporcarsi le mani per salvare un comparto che sta morendo.
Le istituzioni hanno dimostrato, nei fatti, di non sapere e — forse ancora peggio — di non volere affrontare questa crisi.
Ancora una volta, noi agricoltori ci ritroviamo soli ad affrontare le vicissitudini e le avversità che la natura e la cattiva gestione politica ci pongono davanti. Ma sia chiaro: se le istituzioni scelgono l’immobilismo e il silenzio, noi non abbasseremo lo sguardo. Siamo abituati alla fatica e al sacrificio. Sapremo come uscire, con il nostro lavoro e a testa alta, da questa crisi che la politica non sa e non vuole affrontare.
Fernando Monfeli
Presidente Asta
