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Da Ronciglione all’incontro con papa Leone, una giornata tra emozione e speranza per la lotta contro la Sla

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Roma – Da Ronciglione all’incontro con papa Leone, una giornata tra emozione e speranza per la lotta contro la Sla.

L'incontro di Italo Leali con papa Leone XIV

L’incontro di Italo Leali con papa Leone XIV


È ormai una settimana che l’aria intorno a me si è fatta densa, carica di un’elettricità che sembra scuotere chiunque mi circondi. Parenti e amici sono immersi in un turbine di preparativi, intenti a studiare freneticamente il galateo del Vaticano, a consultarsi su abiti che siano all’altezza della sacralità del luogo e a ripassare mentalmente le formule di approccio più consone per trovarsi al cospetto del santo padre.

L'incontro di Italo Leali con papa Leone XIV

L’incontro di Italo Leali con papa Leone XIV


Io, in questo scenario di agitazione collettiva, osservo tutto con un distacco quasi mistico: sono rimasto stranamente calmo, avvolto in una serenità profonda che ha accompagnato ogni istante dei giorni precedenti questo incontro.

Alle sette del mattino, la mia casa non è più un’abitazione, ma un alveare in piena attività. Il brulichio di persone è incessante; le mani si muovono rapide per prepararmi, lavarmi e vestirmi, sballottolandomi con cura tra i tessuti scelti per l’occasione. Alle 8:30 precise, il suono familiare dei miei amici di una vita annuncia l’arrivo della Croce Rossa di Ronciglione.

Ci sono Alessandro e Alberto Santucci, volontari esemplari, e con loro il dottor Vecchiarelli, l’uomo che da oltre un anno mi accompagna nel mio percorso quotidiano e con cui, nel tempo, è nata un’amicizia vera e sincera. Mi piace pensare che, tra i pochi e amari regali che la Sla mi ha portato, ci sia proprio la fioritura di nuovi legami umani, e il dottor PietroVecchiarelli ne è la testimonianza più luminosa.
Il viaggio ha inizio. Saliamo in ambulanza io, lui, mia sorella Alessia e la mia oss Sabrina.

L'incontro di Italo Leali con papa Leone XIV

L’incontro di Italo Leali con papa Leone XIV


A seguirci, in una seconda auto, c’è il cuore della mia famiglia: mio cognato, mia madre, mia figlia Ludovica e la sua mamma, la mia ex compagna Deborah. Partiamo alle 9,20 e alle 10,45 varchiamo i confini di Roma, in anticipo di quindici minuti rispetto all’orario fissato dalla Prefettura Apostolica. In fondo, non capita tutti i giorni di ricevere un invito dal papa, e la puntualità è il minimo tributo alla solennità dell’evento.

Superato il varco del riconoscimento al cancello, entriamo ufficialmente nella Città del Vaticano. L’emozione, a quel punto, diventa tangibile sul volto di tutti. Sopra di noi si staglia la maestosità del “Cupolone”, una visione che da questa prospettiva inedita toglie il respiro; intorno, palazzi imponenti e mura ciclopiche sussurrano una storia millenaria. Giunti nel cortile del palazzo Apostolico, circondati da vetrate e affreschi che sembrano quadri viventi, vengo trasferito dalla barella alla sedia a rotelle. In quel momento, la mia visuale si amplia drasticamente, permettendomi di assorbire ogni dettaglio della bellezza circostante.

L'incontro di Italo Leali con papa Leone XIV

L’incontro di Italo Leali con papa Leone XIV


Scorgo subito Paolo Pelliccia. È lui che, con la sua lettera appassionata, ha messo in moto l’intera macchina burocratica per rendere possibile questo sogno. Mi viene incontro radioso, ma non fa in tempo a raggiungermi che viene travolto dall’abbraccio dirompente di mia madre; non posso biasimarla, lo conosce da quando era in fasce.

Io e Paolo ci scambiamo uno sguardo d’intesa, un silenzioso ringraziamento interrotto solo dalla composta fermezza di una Guardia Svizzera che, con la sua uniforme sgargiante, ci ricorda che non siamo a casa nostra e che esiste un protocollo ferreo da rispettare. Ma noi siamo ronciglionesi: per noi il mondo intero è casa. Questa sensazione di familiarità viene suggellata dall’incontro con Stefano, detto “Bacarozzo”, orgoglio di Ronciglione e giardiniere vaticano, che ci accoglie con un calore che profuma di paese.

L'incontro di Italo Leali con papa Leone XIV - La figlia Ludovica

L’incontro di Italo Leali con papa Leone XIV – La figlia Ludovica


Mentre avanziamo verso l’ingresso, incrocio le ambulanze dell’Aisla e di altre associazioni per le malattie neurodegenerative. Vedo una cinquantina di altre persone in sedia a rotelle, compagni di sventura e colleghi di malattia.

Un pensiero mi sfiora: temo che non si tratti di un’udienza privata e che, forse, non avrò modo di leggere il mio discorso. Eppure, alla porta accade qualcosa di inaspettato: i valletti mi riconoscono, mi chiamano per nome e mi fanno passare avanti a tutti. Entriamo in un ascensore rivestito di legno pregiato, con un addetto dedicato esclusivamente a premere il pulsante del piano.

Quando le porte si riaprono, un capo cerimoniale ci guida lungo un corridoio maestoso, interamente affrescato. Vista la sua cortese fretta, decido di giocarmi la carta della necessità medica: invento un bisogno impellente di aspirazione tracheale per rubare qualche minuto prezioso e perdermi con gli occhi in quell’arte pittorica sublime. Nessuno può negare un momento di tregua a un malato di Sla che sembra soffocare, e io so bene che stanze del genere non mi capiterà di rivederle mai più.

Infine, veniamo introdotti in una sala privata, finemente decorata, dove tende damascate e grandi divani gialli creano un’atmosfera di solenne accoglienza. Mi posizionano al centro, sistemano il mio comunicatore e monitorano i parametri vitali. Mia sorella, osservando lo schermo, mi sussurra stupita che mentre ai concerti il mio cuore batte a 85, oggi segna appena 65 battiti al minuto. Sono immerso in una pace assoluta.

L'incontro di Italo Leali con papa Leone XIV - In viaggio con Alessia Leali Sabrina Morelli e il dottor Pietro Vecchiarelli

L’incontro di Italo Leali con papa Leone XIV – In viaggio con Alessia Leali Sabrina Morelli e il dottor Pietro Vecchiarelli


All’improvviso, da dietro la mole di due imponenti cardinali, appare un uomo minuto, vestito di bianco: è papa Leone. Con un gesto naturale smantella ogni protocollo, si avvicina a me e mi afferra le mani. In quel contatto sento un tepore e una pace istantanea invadermi le membra. Alzo lo sguardo e i nostri occhi si incrociano: i suoi sono grandi, profondi, e il suo volto trasuda un’umiltà autentica, figlia di una vita trascorsa nelle missioni tra gli ultimi della terra. Sembra quasi a disagio tra la pomposità dei marmi vaticani, come se il suo spirito fosse ancora legato alla polvere delle strade sudamericane.

Dopo aver impartito la benedizione a tutti i presenti, arriva il momento del mio appello. Il computer inizia a declamare il discorso che avevo scritto due giorni prima con il timore di non essere all’altezza. Mentre la voce metallica riempie la sala, vedo il santo padre annuire in silenzio, visibilmente commosso; accanto a lui, anche uno dei cardinali ha gli occhi lucidi. Al termine dell’intervento, il papa mi stringe di nuovo le mani, promettendomi che agirà affinché le nazioni investano maggiormente nella ricerca sulle malattie rare.

Poi si dedica alla mia famiglia. Vedo mia figlia Ludovica in lacrime per la commozione; si china e mi bacia. Mi scuserà il papa, ma quell’istante è stato l’emozione più grande della giornata. A Ludovica la malattia ha tolto troppo, e vedere il suo orgoglio per me è la mia vittoria personale, un’ennesima sconfitta inflitta alla Sla. Tra un saluto e l’altro, assistiamo anche a un siparietto divertente: il papa si avvicina a mio cognato Simone e, con genuina curiosità, gli chiede chi fosse, rompendo ancora una volta il ghiaccio della formalità.

Concludiamo con lo scambio dei doni. Lui ci fa dono di splendidi rosari; noi ricambiamo con la felpa, la maglietta e il cappellino del Tuscia in Jazz for Sla, oltre alla nostra cioccolata. Il papa, con una disponibilità disarmante, accetta persino di farsi fotografare mentre regge la felpa con il nostro logo. Prima di congedarmi, gli consegno personalmente l’invito della città di Viterbo per assistere al trasporto della macchina di Santa Rosa.

Quella che doveva essere un’udienza di cinque minuti si è trasformata in un incontro di venti, un tempo sospeso che mi ha lasciato l’anima ricca e il cuore colmo di soddisfazione per aver dato voce alla lotta contro la Sla. Torno a casa con una certezza rinnovata: la vita è, e resta, meravigliosa. E oggi ne ho avuto la conferma più alta.

Italo Leali


 – “La sla è un inferno in terra”, Italo Leali a papa Leone XIV


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