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“Educare alla resistenza”, studiosi a confronto su odio, violenza ed esclusione

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Viterbo - L'università degli studi della Tuscia

Viterbo – L’università degli studi della Tuscia

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In un tempo segnato da crescenti tensioni sociali, linguaggi d’odio e nuove forme di esclusione, il mondo della pedagogia si interroga sul proprio ruolo pubblico. A questi temi è dedicato il congresso internazionale “Educare alla resistenza. Sostenibilità pedagogiche contro odio, violenza ed esclusione”, in programma l’8 maggio 2026 presso l’Università degli Studi della Tuscia.

L’iniziativa, promossa da un network di Università, Associazioni professionali della Scuola e dalla Società Italiana di Pedagogia (SIPED), porterà a Viterbo studiosi, docenti, ricercatori e professionisti dell’educazione per una giornata di confronto su alcune delle questioni più urgenti del dibattito contemporaneo: dalla diffusione dei discorsi d’odio alle disuguaglianze educative, dalle politiche dell’inclusione alla costruzione di comunità democratiche. Un appuntamento che assume anche un rilievo scientifico significativo e che valorizza il ruolo della città di Viterbo e del suo Ateneo come luogo di incontro e di scambio internazionale, capace di accogliere e mettere in dialogo studiosi provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Ad aprire i lavori sarà Giorgio Crescenza, delegato dell’Ateneo della Tuscia alla formazione degli insegnanti, seguito dai saluti istituzionali della Rettrice Tiziana Laureti e di rappresentanti del mondo accademico e associativo. La sessione plenaria del mattino, moderata da Lavinia Bianchi dell’Università degli Studi Roma TRE, vedrà gli interventi, tra gli altri, di Massimiliano Fiorucci, Rettore dell’Università degli Studi Roma TRE, Dolores Limón Domíngueze Rocío Valderrama-Hernández dell’Università di Siviglia, Maria Grazia Riva dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Milena Santerini dell’Università Cattolica Sacro Cuore, che offriranno prospettive interdisciplinari sul rapporto tra educazione, sostenibilità, diritti e cultura della pace.

Il programma proseguirà con quattro sessioni tematiche parallele dedicate ai principali nodi della riflessione pedagogica: discorsi d’odio e narrazioni tossiche; generi, identità e diritti; pedagogie della relazione, della cura e dell’empatia; didattiche inclusive e cittadinanza critica. In questi spazi saranno presentate ricerche e pratiche educative provenienti da numerose università italiane ed estere, con particolare attenzione alle esperienze capaci di contrastare la violenza simbolica e promuovere inclusione.

“Il congresso rappresenta un momento cruciale per ribadire che l’educazione non è mai un atto neutrale, ma una forma di resistenza attiva contro l’indifferenza e l’esclusione – dichiara Giorgio Crescenza – in un’epoca di frammentazione sociale, la pedagogia deve farsi ‘sostenibile’, ovvero capace di generare legami duraturi e di fornire alle giovani generazioni gli strumenti critici per abitare il dissenso in modo costruttivo e non violento. Viterbo diventa oggi il centro di un dialogo internazionale che mette al centro la persona e il diritto universale a un’istruzione di qualità, equa e inclusiva.”

Nel pomeriggio, una sessione plenaria conclusiva restituirà gli esiti dei lavori, favorendo una sintesi condivisa e l’individuazione di possibili linee di sviluppo per la ricerca e l’azione educativa.

L’obiettivo del congresso è rilanciare il ruolo dell’educazione come leva fondamentale per affrontare le trasformazioni sociali in atto, sottolineando la necessità di una pedagogia capace non solo di interpretare il presente, ma di contribuire attivamente alla costruzione di società più giuste, inclusive e democratiche.

Unitus


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