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“Forte preoccupazione per un confronto nemmeno aperto sulla decarbonizzazione”

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Civitavecchia - Il sindaco Marco Piendibene

Civitavecchia – Il sindaco Marco Piendibene

Civitavecchia – Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata al ministro Pichetto Fratin dal sindaco di Civitavecchia Piendibene su transizione energetica – riconversione dell’area di Torrevaldaliga Nord – Ho seguito con attenzione le dichiarazioni che ha reso in occasione dell’incontro svoltosi a Civitavecchia, dedicato alla transizione energetica e al futuro industriale del nostro territorio.

Devo tuttavia rappresentarle, con spirito istituzionale e con chiarezza, la forte preoccupazione della città per un confronto che, allo stato, non sembra aver aperto una prospettiva concreta per la decarbonizzazione e la reindustrializzazione di Civitavecchia.

Il nostro territorio ha già dato moltissimo al sistema energetico nazionale. Per decenni Civitavecchia ha ospitato infrastrutture strategiche, sopportandone costi ambientali, sanitari, sociali e industriali. Per questo oggi non basta definirla “laboratorio della transizione energetica”: servono decisioni, strumenti, tempi certi e investimenti effettivamente cantierabili.

A corollario della fine della stagione del fossile, inoltre, il territorio è interessato da tempo da contraccolpi occupazionali, che potrebbero acuirsi nel brevissimo periodo e che questo stato di incertezza alimenta.

Preoccupa in particolare l’ipotesi, peraltro non sorretta da provvedimenti definiti, di considerare la centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord come una “riserva fredda”, cioè come un impianto da mantenere teoricamente disponibile per un eventuale ritorno in esercizio in caso di necessità del sistema energetico nazionale. Una simile impostazione non appare percorribile.

Non si tratterebbe di una semplice manutenzione conservativa, né della riaccensione rapida di un impianto già pronto. Sarebbero necessari, generali tempi lunghi e interventi di riparazione, ripristino e ristrutturazione costosi e complessi.

Gli impianti e le infrastrutture risultano infatti fortemente ammalorati; la centrale è ferma da tempo; la logistica del carbone, le strutture portuali, i sistemi ausiliari e gli apparati industriali richiederebbero verifiche tecniche approfondite e interventi rilevanti. Anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’esercizio a carbone è scaduta e dovrebbe essere rinnovata, con i relativi tempi, adempimenti istruttori, verifiche e possibili prescrizioni.

Non siamo quindi davanti a un impianto semplicemente “in attesa”, riattivabile con una manutenzione limitata. In queste condizioni, il richiamo alla “riserva fredda” rischia di produrre due effetti negativi: alimentare un’aspettativa tecnicamente fragile e rallentare le scelte di riconversione, che dovrebbero invece essere assunte con urgenza. Proprio perché Ella ha sollecitato la presentazione di progetti per la riconversione dell’area industriale, ritengo necessario richiamare un dato importante: nell’ambito della richiesta pubblica del Mimit, formulata nel quadro del lavoro del Comitato per il coordinamento del phase out dal carbone della centrale Enel di Civitavecchia, istituito ai sensi dell’articolo 24-bis del decreto-legge n. 50 del 2022, risultano presentate manifestazioni di interesse di grande valore industriale e strategico.

Alcune di queste proposte, per quanto è noto, risultano ambientalmente compatibili e riguardano funzioni coerenti con la transizione energetica e con la sicurezza del sistema elettrico nazionale: sistemi di accumulo su larga scala, integrazione con fonti rinnovabili, manifattura e assemblaggio di tecnologie per l’accumulo, infrastrutture digitali, testing e certificazione, riciclo di batterie e moduli fotovoltaici, ricerca applicata, formazione di competenze e servizi avanzati per la gestione intelligente dell’energia.

A queste direttrici va aggiunto il tema dell’eolico off-shore, per il quale il paese ha bisogno di un chiaro indirizzo che ad Ella compete circa gli incentivi Fer2 al fine di colmare la differenza di costi tra le tecnologie dell’eolico installate a terra o in mare. Civitavecchia non può però essere solo luogo di produzione di energia rinnovabile perché il porto e il retroporto possono diventare il baricentro di una filiera industriale dedicata all’assemblaggio, alla manutenzione, alla logistica e ai servizi tecnologici connessi agli impianti in mare. È una prospettiva che consentirebbe di legare la transizione energetica alla creazione di lavoro qualificato, competenze tecniche e nuova capacità manifatturiera.

Queste linee di sviluppo possono rafforzare la resilienza dell’infrastruttura elettrica, valorizzare le connessioni già esistenti, ridurre la dipendenza da fonti fossili importate e assegnare al territorio una nuova funzione nazionale. Alcune delle proposte presentate appaiono inoltre idonee a generare rilevanti volumi occupazionali qualificati, con ricadute nella fase realizzativa e nella successiva gestione industriale, tecnologica, energetica e digitale delle attività.

Particolare rilievo assume anche la possibile sinergia con un incubatore di imprese, un “Open Innovation Hub” (oggetto di altra manifestazione di interesse di cui si ha notizia), capace di ospitare attività di ricerca, trasferimento tecnologico, startup, prototipazione, formazione e sviluppo di tecnologie replicabili. Un simile presidio consentirebbe di mantenere sul territorio attività ad alto valore aggiunto, competenze qualificate e capacità di innovazione, evitando che Civitavecchia resti soltanto luogo di installazione di impianti.

È questa, a mio avviso, la direzione giusta: utilizzare il patrimonio infrastrutturale, energetico e portuale di Civitavecchia per costruire una piattaforma nazionale della transizione energetica, della sicurezza elettrica e dell’innovazione industriale, superando definitivamente la dipendenza dal fossile. Per tali ragioni, Le chiedo formalmente di promuovere, con la massima urgenza, un incontro istituzionale dedicato alla riconversione dell’area di Torrevaldaliga Nord, con la partecipazione del Mase, del Mimit, di Invitalia, del Commissario straordinario per la reindustrializzazione dell’area di Civitavecchia, della Regione Lazio, del Comune, dell’Autorità di Sistema Portuale, di Enel e delle associazioni datoriali e sindacali del territorio.

L’obiettivo dell’incontro dovrebbe essere duplice: acquisire piena e condivisa conoscenza delle manifestazioni di interesse già presentate e definire un percorso accelerato per la loro eventuale realizzazione. Civitavecchia chiede che la transizione energetica diventi finalmente una prospettiva concreta: investimenti, lavoro qualificato, bonifiche, innovazione, sicurezza energetica e nuova capacità industriale.

Il comune è pronto a fare la propria parte. Occorre però una regia nazionale chiara, tempestiva e coerente. Ogni ulteriore ritardo rischia di disperdere opportunità industriali già oggi disponibili e di lasciare il territorio in una condizione di incertezza non più sostenibile.

Confidando nella sua attenzione e nella disponibilità ad avviare rapidamente il confronto richiesto, le porgo cordiali saluti.

Marco Piendibene
Sindaco di Civitavecchia

 


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