Oriolo Romano – (sil.co.) – Incubo stupro per un chilometro. È successo a una 25enne, palpeggiata da uno sconosciuto una sera che era andata a prendere un aperitivo al bar assieme alla madre. La giovane ha testimoniato davanti al collegio, al processo in cui il molestatore è imputato di violenza sessuale ai suoi danni e di lesioni alla madre, intervenuta più volte per difenderla mentre percorrevano a piedi il chilometro che le separava da casa.
Aggressione – Foto di repertorio
I fatti sono avvenuti a Oriolo Romano la sera tra il 27 e il 28 ottobre 2022. “Ero candata al bar a fare un aperitivo con mia madre e avevo bevuto alcuni spritz. Anche lui era lì e mi fissava, abbiamo parlato del più e del meno, ma non vedevo il pericolo. Poi a un certo punto mi ha sollevata e fatta sedere sulle sue gambe, toccandomi il seno. Mamma lo ha spinto via e lui è andato a sedersi sulla panchina di fronte al locale”, ha spiegato la 25enne.
“Pensavo fosse finita lì, ma quando sono uscita per prendere le sigarette si è riavvicinato, al che sono rientrata nel bar e ho detto a mia madre che stava esagerando. Dopo di che siamo uscite e ci siamo avviate a piedi verso casa, distante circa un chilometro. Ma lui ha fatto il giro e ci ha trovate, mi ha buttato su un’aiuola e ha cominciato a strusciarsi, dando un pugno a mia madre, intervenuta per difendermi”.
“Non contento, all’altezza dell’ufficio postale, mi ha buttata per terra e mi si è messo sopra, meno male di nuovo mia madre che lo ha cacciato, nonostante avesse il volto tumefatto per il cazzotto ricevuto”.
Al maniaco non è bastato. “Ci ha seguite fino a sotto casa, dove io sono svenuta per la paura. Era passata mezzanotte e ci ha soccorse la nonna, che ha dato l’allarme. Mia madre è finita al pronto soccorso, dove è stata medicata con una prognosi di sette giorni”.
Il processo riprenderà a dicembre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
