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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’approssimarsi della festa del Ss. Salvatore ci offre l’occasione per mettere a fuoco un particolare pittorico del trittico ritrovato dai bifolchi nel 1283, custodito da allora nella chiesa di S. Maria Nuova e che, come ogni anno, verrà portato in processione.
Mi riferisco al retro dell’icona, che di solito non desta particolare attenzione, che rappresenta al centro un angelo con in mano una spada affiancato dalle figure di S. Pietro e S. Paolo. Finora l’angelo veniva identificato con S. Michele Arcangelo, ma una più attenta osservazione dei particolari iconografici mi ha indotto ad avvalorare un’altra ipotesi.
Il primo particolare da prendere in considerazione è che l’angelo in questione non ha due ali, bensì sei, sulle quali sono dipinti numerosi occhi. Il numero delle ali ci rimanda ad un passo della Bibbia, la visione avuta dal profeta Isaia: “Io vidi il Signore seduto su un trono … attorno a lui stavano Serafini, ognuno aveva due ali” (Is. 6,2). Nell’Antico Testamento i Serafini appartengono alle più alte gerarchie angeliche e fanno corona al trono di Dio, come lo è anche l’angelo raffigurato nel retro della nostra icona come se stesse a protezione del Salvatore seduto anche lui in trono.
Non secondario è il particolare del colore rosso delle ali dell’angelo: infatti i Serafini vengono generalmente dipinti in rosso.
Ci sono poi gli occhi dipinti sulle ali che si potrebbero interpretare alla luce di un brano dell’Apocalisse, nel quale l’apostolo Giovanni in una delle sue estasi vede attorno al trono di Dio “quattro esseri viventi pieni di occhi davanti e dietro” (Ap. 4,6). Anche in questo caso i quattro “esseri viventi” attorniano il trono di Dio.
Da quanto brevemente illustrato, possiamo dedurre che l’artista dell’icona del Ss. Salvatore abbia voluto rappresentare non S. Michele Arcangelo, che ha altri attributi iconografici che lo caratterizzano, ma un Serafino posto simbolicamente a protezione del Salvatore seduto in trono che possiamo ammirare nella parte anteriore del trittico.
Don Mario Brizi
Parroco emerito di Santa Maria Nuova


