Ronciglione – (sil.co.) – “Io dalla galera esco, tu da sottoterra non esci più”, avrebbe minacciato la madre di sua figlia, costringendola a scappare di casa con la piccola di tre anni per paura di morire.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
Imputato tornato in patria. Imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia l’ex compagno e padre della bambina. Allontanato dalla famiglia, ora è a processo col giudizio immediato davanti al collegio. L’uomo, un romeno nel frattempo tornato in patria, è difeso dall’avvocato Francesca Romana Graziani.
Perfino la madre voleva denunciarlo. Parte civile con l’avvocato Patrizia Gallino la presunta vittima, una connazionale, che all’ultima udienza è stata difesa perfino dalla suocera, la quale, spiegando che non sente il figlio da prima di Natale – quando si è rifiutato di parlare in videochiamata con la bambina – ha confermato che anche lei, a un certo punto, era pronta a denunciarlo tale era la preoccupazione per la nuora e la nipotina.
Vittima soccorsa dai datori di lavoro. Tra i testimoni dell’accusa. interrogati dal pm Flavio Serracchiani, i datori di lavoro della presunta vittima, una badante di Ronciglione cui hanno dato rifugio quando è rimasta senza casa e perfino soldi per scappare lontano.
Biscotti per la piccola. “Quando mi ha detto che doveva allontanarsi, per cui lasciava il lavoro, le ho offerto denaro, vestiti e un pacco di biscotti per la figlia, dicendole ‘non devi dirmi dove vai'”, ha riferito una donna che l’aveva assunta a gennaio 2025 per la mamma.
Ospitata nella casa di famiglia. L’hanno invece ospitata in un’abitazione di famiglia, e le hanno trovato un lavoro a Roma, i figli di un’anziana, assistita dal 2022 e poi deceduta a dicembre 2024: “Una volta – hanno detto – le abbiamo visto un livido al braccio mentre accudiva mamma, e spesso camminava male, si muoveva come una che ha dei forti dolori addosso”.
Truccata per nascondere le botte. “Una mattina della primavera scorsa è venuta al lavoro stranamente truccata, tanto che le dissi ‘come stai carina’, poi a distanza di un paio di settimane le ho visto un enorme livido su una spalla, scoprendo che era stata ferocemente picchiata e ancora ne portava i segni sul corpo”, ha spiegato la testimone.
A giugno 2025 l’ultima aggressione. La coppia è stata insieme sette anni. Da carnevale 2023, l’escalation di violenze da parte dell’uomo nei confronti della compagna. A giugno 2025 l’ultima aggressione prima della denuncia sfociata nel processo in corso. “Io andavo a lavorare, facendo le pulizie, la badante, tutto quello che capitava pur di guadagnare, mentre lui passava le giornate a casa a giocare col telefono. Poi quando tornavo mi picchiava e dava della puttana”, ha raccontato lo scorso 9 febbraio in aula la presunta vittima, spiegando perché abbia ritirato la prima denuncia del 22 giugno 2023 e poi abbia sporto nuovamente querela il 18 giugno 2025, “dopo che i carabinieri mi hanno portato loro a farmi medicare al pronto soccorso dell’ospedale per le botte ricevute”.
Una nuova vita. Le cose nel frattempo, per mamma e figlia, sono cambiate. “Ci siamo trasferite altrove, io lavoro per una signora molto cara, lei va a scuola ed è molto brava, ha imparato subito a leggere e scrivere, l’ho iscritta a danza . Peccato. che il padre si rifiuti di avere contatti con lei in videochiamata, alla presenza della nonna paterna, come ho chiesto io. Non le ha fatto nemmeno gli auguri di Natale e neanche quelli di buon compleanno e alla bimba questo dispiace”.
Durante l’udienza è emerso che l’imputato avrebbe usato la figlia come grimaldello, per manipolarla, dicendole che gliela avrebbe fatta togliere. Si torna in aula a luglio.
– “Io dalla galera esco, tu da sottoterra non esci più”, madre in fuga con la figlioletta
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
