Viterbo – “Mr. Italo”, quando la musica porta il nome di chi non si arrende.
Flavio Boltro Hammond Trio ha chiuso sabato sera la stagione primaverile del Tuscia in Jazz for Sla ospite della fondazione Carivit nel suo auditorium di via Valle Faul in una serata di grande emozione. Sul palco e fuori dal palco.
Tuscia in Jazz for Sla – Leonardo Corradi, Flavio Boltro e Israel Varela con Italo Leali
C’è un brano che si chiama “Mr. Italo”. Lo ha scritto Flavio Boltro, una delle voci più luminose del jazz europeo, e porta il nome di Italo Leali, il direttore artistico che lo ha visto crescere, che ha lavorato con lui, che ha costruito insieme a lui anni di musica e di amicizia. “Anni fa – racconta Flavio Boltro dal palco -, durante una masterclass, era arrivato in anticipo e aveva cominciato a suonare al pianoforte, quasi per gioco. Italo si è seduto accanto a lui e da quella improvvisazione è nato un tema. E quel tema è diventato una dedica”.
Ospiti della fondazione Carivit nel suo auditorium di via Valle Faul, quando le note di “Mr. Italo” hanno riempito la sala, Italo Leali era visibilmente commosso. Perché quella musica racconta qualcosa di più grande di un brano: racconta vent’anni di collaborazione, di fiducia, di relazioni umane costruite sulla bellezza. Racconta il lavoro di un uomo che ha dedicato la sua vita alla musica e alle persone, e che oggi combatte contro la Sla senza smettere di farlo.
Tuscia in Jazz for Sla – Flavio Boltro
“Con Italo ci conosciamo da tanti, tanti anni – ha raccontato Boltro -. Un invito a Ronciglione tanti anni fa, poi dieci anni di masterclass”, che lo stesso Italo organizzava,“stavo scherzando al piano e mi è venuta un’idea, da lì è uscito un tema che gli ho dedicato.” E poi, con semplicità: “Grazie a Italo per la sua forza e la sua genialità. Sono molto emozionato perché abbiamo fatto tante cose insieme e spero che si possa continuare.”
Sul palco con lui due musicisti straordinari, entrambi legati al festival da storie diverse e profonde. Leonardo Corradi, hammondista dalla tecnica prodigiosa, è cresciuto proprio con il Tuscia in Jazz, dove ha prodotto i suoi primi due dischi. Ha vissuto a Ronciglione, il paese di Italo, dove tutto è cominciato.
Tuscia in Jazz for Sla – Israel Varela
E Israel Varela, batterista e compositore messicano considerato tra i più importanti del panorama mondiale, ha suonato con Pat Metheny, Pino Daniele, Andrea Bocelli. Era invece alla sua prima volta con Boltro. “Oggi gli ho mandato i pezzi su whatsapp – ha confessato il trombettista con un sorriso -. Questa è la prima volta che suoniamo insieme. Questa è la cosa bella della musica”. I nuovi incontri che fanno nascere nuove collaborazioni. Tutto ciò perché a parlare è lo stesso linguaggio, riuscendo a capirsi da lontano, intercettandosi intimamente ed integrandosi sul palco, tanto che non si sarebbe mai detto che non c’era praticamente stata preparazione insieme. Il duetto tra tromba e batteria ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso, fino a quando l’hammond di Corradi non si è unito a loro e la sala è esplosa.
Oltre tremila spettatori hanno partecipato alla stagione primaverile del festival e chi era all’auditorium Carivit venerdì sera ha capito perché.
Tuscia in Jazz for Sla – Carlo Galeotti e Anita Mattei
La serata, presentata da Anita Mattei, è stata anche il palcoscenico di parole importanti. Carlo Galeotti ha evocato la figura di Rosanna Benzi, che è stata attivista, giornalista e scrittrice vivendo per 29 anni in un polmone d’acciaio e da lì ha condotto grandi battaglie per i diritti delle persone con disabilità, diritto alle pari opportunità, ad una vita dignitosa, al lavoro. Rosanna Benzi è stata portata da Carlo Galeotti come paradigma estremo dell’esistenza umana, affiancandola a Italo e parlando di lui con una lucidità e empatia: “Italo risponde a condizioni di vita estreme con la bellezza e la gentilezza, risponde alle condizioni della vita con una profusione di bellezza. Ci fa capire il senso delle nostre vite, ci fa capire che l’unico senso è quello che noi gli diamo. E lui gli dà un senso inaspettato”. Ha poi sottolineato la necessità di raggiungere i media nazionali: “Ci permetterebbe di mettere in moto le grandi case farmaceutiche per fare ricerca”. “Non si guadagna denaro solo con la quantità”, ha affermato. Lasciando intravedere una strada diversa, quella di promuoversi come case farmaceutiche attraverso investimenti etici, con un chiaro ritorno di immagine e quindi di guadagni. Una proposta interessante, probabilmente realizzabile se ci fosse l’appoggio dei media nazionali.
Tuscia in Jazz for Sla – Luigi Pasqualetti e Anita Mattei
Luigi Pasqualetti, presidente della fondazione Carivit, presente al fianco del festival da venticinque anni, ha ricordato i primi incontri con Italo Leali: “Dalla metà degli anni novanta portò una ventata di novità, con la sua voglia di vivere e il suo entusiasmo”. E ha rinnovato l’impegno della Fondazione anche per i concerti estivi: “Stiamo ascoltando la musica, ma stiamo ascoltando anche l’appello. Italo, noi ti siamo vicino e saremo sempre al tuo fianco”.
Presenti anche Emma Ferrari e Chiara Mazzotti del centro Nemo, che ha in cura Leali, venute a ringraziare Italo per tutto quello che sta muovendo e a ribadire l’importanza cruciale della ricerca.
Tuscia in Jazz for Sla – Flavio Boltro
E come sempre c’è stato l’atteso momento di Italo. Con la voce della sua sintesi vocale ha parlato di centocinquanta anni trascorsi dalla scoperta della malattia senza una cura, dell’unico farmaco approvato, il riluzolo, figlio degli anni ottanta, capace di allungare la vita di appena due o tre mesi. Ha parlato degli otto casi in dieci anni a Ronciglione, dei cinquanta casi attivi nella provincia di Viterbo. Ha detto che secondo i calcoli medici questo dovrebbe essere il suo ultimo anno di vita. E poi ha detto che non ci crede.
“Ho intenzione di vivere ancora molti natali, organizzare molti concerti, sensibilizzare le persone e raccogliere fondi per la ricerca. Per fare questo ho bisogno del vostro aiuto, della vostra costanza e della vostra generosità”, ha detto Italo. Ha chiamato per nome l’invisibilità di chi è malato di Sla, “la polvere nascosta sotto il tappeto”, ignorata dalle case farmaceutiche perché non redditizia. E ha chiesto a tutti di farsi portatori di un messaggio: “Voi dovete raccontare di aver incontrato un malato di Sla e testimoniare che dentro questi corpi inermi vivono anime e menti lucide. Io voglio ancora guardare avanti e programmare il futuro. Voglio essere la voce di chi soffre in silenzio.
Io sono Italo Leali e non mi arrendo”.
Il festival si concede ora una breve pausa per preparare una stagione estiva che si annuncia straordinaria: il 20 giugno la Notte Bianca di Civita di Bagnoregio, con la presentazione del disco di Rita Marcotulli Ensemble Under 29 “But Me” e Luca Aquino come special guest; l’11 luglio i Gipsy Kings; il 5 settembre Sergio Cammariere.
Patrizia Prosperi
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Tuscia in Jazz for Sla – Leonardo Corradi
Tuscia in Jazz for Sla – Flavio Boltro







