Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – A.Ba.Co. Lazio ha inviato una formale richiesta di intervento urgente al prefetto di Viterbo Sergio Pomponio, ponendo l’accento sulla cronica e grave situazione del servizio idrico che affligge numerosi comuni della Tuscia.
Nella nota, inviata per conoscenza anche all’Ato1, a Talete S.p.A., alla Asl e all’Arpa Lazio, viene dato seguito agli impegni assunti nelle assemblee a cui hanno partecipato moltissimi cittadini esasperati dal dover convivere da anni con ordinanze di non potabilità, sospensioni della fornitura e, soprattutto, con la presenza di inquinanti pericolosi nelle reti idriche.
L’associazione evidenzia i punti cardine dell’emergenza:
· Contaminazione per la persistenza di valori fuori norma per arsenico, fluoruri e altri elementi inquinanti, con rischi diretti per la salute pubblica
· Mancata applicazione del contratto (come da codice civile), a fronte di disservizi continui che minano la qualità della vita quotidiana
· Danni economici, che gravano in maniera significativa sulle famiglie, costrette ad acquistare acqua in bottiglia nonostante il pagamento di un servizio idrico carente.
· E infine ma non per importanza, la negazione di un diritto fondamentale quale l’accesso ad acqua salubre e sicura, garantito dalle normative nazionali, internazionali e da organismi mondiali.
La richiesta di A.Ba.Co. sollecita quindi la convocazione di un incontro istituzionale presso la Prefettura di Viterbo, rappresentante sul territorio dello stato, che deve vedere il coinvolgimento di tutti i soggetti: gestore, gli enti di controllo, le istituzioni e i cittadini. Gli obiettivi sono: garantire la salute dei cittadini, verificare lo stato delle reti e la trasparenza delle analisi sulla qualità delle acque distribuite, procedere con una pianificazione rispetto a interventi strutturali per risolvere definitivamente la questione.
“Siamo di fronte a un allarme sociale diffuso,” si legge nella nota inviata da A.Ba.Co. “chiediamo un confronto dal quale devono emergere risposte e soluzioni concrete, non è più possibile restare in una situazione dove il gestore riceve i pagamenti e i cittadini invece acqua nociva. Vogliamo rispetto e il riconoscimento dei nostri diritti”.
L’associazione confida nella sensibilità delle istituzioni affinché si esca da una condizione ingiusta per approdare a una programmazione efficiente che restituisca dignità e sicurezza ai cittadini della Tuscia. Fino a quel momento la nostra lotta continua.
A.Ba.Co. Lazio
