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Omicidio Bernabucci, no ai domiciliari per Ernesti: “Incapace di contenersi”

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Viterbo – Omicidio di Giovanni Bernabucci, no ai domiciliari per David Ernesti. Lunedì il giudice per le indagini preliminari Daniela Rispoli ha emesso l’ordinanza di rigetto dell’istanza presentata dai difensori Giuseppe Picchiarelli e Marco Russo per la sostituzione della misura di custodia cautelare in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. Ala richiesta si sono opposti sia la pm Veronica Buonocore che i familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Luca Ragonesi, Marco Valerio Mazzatosta e Gino Salvatori.


Viterbo - Omicidio a Santa Lucia - Giovanni Bernabucci e David Ernesti

Viterbo – Omicidio a Santa Lucia – Giovanni Bernabucci e David Ernesti


L’allarme è scatto alle 18,15 di venerdì 13 febbraio quando Giovanni Bernabucci, parquettista 51enne, ultrà della Lazio, conosciuto da molti come “La iena”, è stato assassinato a coltellate dall’amico e collega 47enne, David Ernesti, nella casa di quest’ultimo, al civico 6 di via Santa Lucia. L’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una giornata di liti furibonde perché il cane di Ernesti avrebbe urinato su una scarpa di Bernabucci, ma anche per presunti comportamenti ritenuti offensivi da parte di Ernesti nei confronti di una comune amica.

Valanga di messaggi minacciosi. Quel giorno sul cellulare della compagna di Ernesti sarebbero arrivati 25 vocali di minacce anche di morte, da parte di Bernabucci, se non si fossero liberati del cane. Così Bernabucci si sarebbe fiondato a casa del presunto omicida con un coltello, circostanza non provata, prendendo a calci la porta d’ingresso. Una volta fatta irruzione in casa, Ernesti avrebbe chiamato il 112 chiedendo aiuto per un’aggressione. 

Nessuna ferita su Ernesti. Ma all’arrivo della polizia la tragedia si era già consumata e Bernabucci è stato trovato a terra con il corpo ricoperto di sangue. Vani i tentativi di rianimarlo da parte dei sanitari del 118. La polizia ha trovato il cancello di ingresso al parcheggio condominiale bloccato da una Fiat Panda incustodita, aperta e con il motore ancora acceso. Nessuna ferita su Ernesti. 


Viterbo - Omicidio a Santa Lucia

Viterbo – Omicidio a Santa Lucia


“Legittima difesa”. Per i legali di Ernesti, fu legittima difesa, ma il giudice sottolinea come la gravità indiziaria, pur a seguito dell’esame del contenuto e del tenore dei messaggi anche audio intercorsi nel corso della  giornata tra la vittima e l’indagato, non risulti comunque contraddetta.

“Porta aperta dall’indagato”. Il gip sottolinea come tali messaggi siano certamente idonei a rendere ancor più palese uno stato di ansia e di paura, ma anche che la porta risulta comunque essere stata aperta dallo stesso indagato, che, quindi, pur in stato di particolare pressione, ha lasciato volontariamente entrare l’antagonista, sicché non può discutersi di legittima difesa cosiddetta “domiciliare”.


San Martino - I funerali di Giovanni Bernabucci

San Martino – I funerali di Giovanni Bernabucci


Numero e violenza dei colpi. Allo stato, inoltre è da escludersi la scriminante del requisito della proporzionalità, avuto riguardo in particolare al numero e alla violenza dei colpi nonché all’assenza di riscontri in ordine a aggressioni subite, in particolare di lesioni o segni di colluttazione sul corpo dell’indagato, o di altre armi potenzialmente utilizzate o esibite dalla vittima.

“Dinamica da approfondire”. Viene comunque fatta salva la necessità di approfondimenti sulla reale dinamica dei fatti, sui rapporti tra le parti e sulle condizioni psichiche dell’indagato, generali e al momento del fatto, che allo stato si prospettano come valutabili solo ai fini dell’intensità del dolo.

“Indagato incapace di contenersi”. Quanto alle esigenze cautelari, secondo il giudice le modalità dell’azione conducono a ritenere ancora massimo il pericolo di reiterazione di reati della medesima specie, avuto riguardo ala dimostrata incapacità dell’indagato di contenersi, alla particolare ferocia delle sue azioni, o anche reazioni, comunque incontrollate, che lo rendono soggetto facile a più o meno improvvise e esasperate forma di violenza non evitabili se non con al misura massima custodiale in corso.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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