Viterbo – Omicidio di Giovanni Bernabucci, per i legali di David Ernesti fu legittima difesa: “Dalla vittima, prima che gli piombasse in casa, una valanga di messaggi minatori”. È uno dei motivi per cui gli avvocati Marco Russo e Giuseppe Picchiarelli, a distanza di tre mesi dal delitto del 13 febbraio a Santa Lucia, hanno chiesto la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari.
Viterbo – Omicidio a Santa Lucia – David Ernesti e Giovanni Bernabucci
Il giudice per le indagini preliminari Daniela Rispoli, rigettando la richiesta, ha sottolineato come aul corpo del 47enne, che ha ucciso la vittima a coltellate, non sia stata rilevata alcuna ferita, né da offesa, né da difesa. Nessun segno di aggressione su David Ernesti. Il gip ha però ribadito la necessità di approfondimenti sulla reale dinamica dei fatti, sui rapporti tra le parti e sulle condizioni psichiche dell’indagato, generali e al momento del fatto, che allo stato si prospettano come valutabili solo ai fini dell’intensità del dolo.
Secondo la versione di Ernesti, Bernabucci gli sarebbe entrato dentro casa distruggendo vari oggetti ed aggredendolo, minacciando di uccidere lui, la compagna e il cane. Lui, per difendersi, avrebbe preso un coltello e lo avrebbe colpito, per poi chiamare i soccorsi.
Il 47enne si è presentato agli agenti con gli abiti, le braccia e il volto coperti di sangue, ma privo di ferite. Sulla scena del crimine la presunta arma del delitto: un coltello da cucina. A prima vista circa 27 i fendenti sferrati a Bernabucci da Ernesti per il quale sono stati invece subito esclusi la mera occasionalità per la pluralità dei colpi nonché l’intento difensivo, non avendo addosso segni di lesioni o percosse.
Attorno alle cinque del pomeriggio Ernesti avrebbe mandato un messaggio alla compagna per dirle di chiamarlo urgentemente, raccontandole che Bernabucci lo aveva cacciato dal lavoro.”Stavamo ridendo e scherzando”, le avrebbe riferito, quando il 52enne lo avrebbe spintonato e preso a pugni cacciandolo.
Anche Bernabucci le avrebbe mandato messaggi farneticanti, minacciando che avrebbe ucciso il suo cane perché gli aveva fatto la pipì addosso e aggiungendo che Ernesti aveva messo le mani addosso a una sua ex fidanzata.
Proseguono nel frattempo le indagini coordinate dalla pm Veronica Buonocore che, come i familiari di Bernabucci, assistiti dagli avvocati Gino Salvatori, Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi, si è opposta a un alleggerimento della misura.
Il gip ha convenuto che le modalità dell’azione conducono a ritenere ancora massimo il pericolo di reiterazione di reati della medesima specie, avuto riguardo alla dimostrata incapacità dell’indagato di contenersi, alla particolare ferocia delle sue azioni, o anche reazioni, comunque incontrollate, che lo rendono soggetto facile a più o meno improvvise e esasperate forma di violenza non evitabili se non con la misura massima custodiale in corso.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
