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Picchiata dal figlio indebitato coi pusher, madre costretta ad allontanare la sorella minorenne

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Viterbo – (sil.co.) – Davanti al collegio il dramma di una madre 45enne vessata assieme agli altri due figli, tra cui la femmina minorenne, dal figlio 26enne con problemi psichiatrici e di droga, che dall’età di 17 anni non ha fatto altro che entrare e uscire dalle comunità di recupero. I fatti in un centro della provincia di Viterbo. 


Violenza - Foto di repertorio

Violenza – Foto di repertorio


Fino al 29 marzo del 2024 quando, su interessamento dei servizi sociali del comune di residenza, il 26enne, imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia, è stato allontanato, dopo che una “task force” composta da carabinieri, assistenti sociali, Serd e Dipartimento di salute mentale della Asl ne ha certificato tossicodipendenza, schizofrenia e pericolosità sociale, disponendone il ricovero in Rems o presso una comunità di recupero a doppia diagnosi.

Tra le vittime, la sorella oggi 17enne, che la madre è stata costretta ad allontanare da casa, nel 2023, facendola ospitare dai nonni, per le minacce al figlio da parte degli spacciatori con cui aveva un debito di 400 euro. A raccontare le vicissitudini della famiglia sono stati ieri un educatore incaricato di seguire il nucleo, l’assistente sociale del comune e i carabinieri che si sono occupati del caso.

L’imputato, in quel periodo, raggiunse la madre e la sorella finite entrambe al pronto soccorso del Santa Rosa,, aggredì il nonno invalido scaraventandolo a terra, minacciò il fratello intervenuto mentre stava dando in escandescenze, dicendogli “tanto prima o poi ti accoltello”. 

Una vecchia storia: il 18 settembre 2021 i carabinieri sono intervenuti per un tentativo di suicidio, il 24 ottobre 2021 per una lite così come sarebbe poi avvenuto il 25 agosto 2023 quando la madre fu trovata sotto shock e dolorante, assieme alla sorella, in seguito all’ennesima aggressione. Lei era stata colpita a una spalla, la sorella si era beccata un pugno sul naso. 

La madre ha testimoniato all’udienza del 24 maggio dell’anno scorso. La sorella aveva appena 12 anni quando, nell’ottobre 2021, l’imputato l’avrebbe percossa assieme alla madre, durante una delle sue crisi di astinenza dalle sostanze stupefacenti. A agosto 2023, per l’appunto, avrebbe nuovamente picchiato sorella e madre, la quale non ha mai denunciato il figlio.

“Mio figlio – ha spiegato la madre – aveva cinque anni quando ho dovuto denunciare il padre violento e siamo stati costretti a rifugiarci in casa famiglia. A dieci anni ha subito un intervento chirurgico al cuore. Poi mio padre, che gli faceva da nonno e da padre, ha perso un arto in un incidente stradale. Quando era alle superiori, il suo migliore amico ha avuto un incidente in moto ed è rimasto paralizzato. A causa della sua salute, è stato giudicato invalido e inabile al lavoro”.

“Quindi la droga, le continue richieste di soldi, le fughe da casa anche per 2-3 giorni, il rifiuto delle comunità, ma è un bravo ragazzo, ha sofferto fin da piccolo, dava la colpa a me che il padre se ne era andato, ha capito da grande, ma abbiamo avuto tante sciagure”, ha raccontato la donna, interrogata dalla pubblica accusa. “Quake madre ha paura di un figlio?”, ha concluso. 

Il processo riprenderà in autunno.


– Testimonianza shock di una madre picchiata: “Si può avere paura di un figlio?”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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