L’incendio in località Fiescole, nel riquadro Danilo Camilli
Viterbo – (sil.co.) – Fuori tempo massimo, potrebbe chiudersi con la prescrizione il processo al presunto piromane seriale.
Il colpo di scena ieri, giorno in cui era prevista la discussione davanti al giudice Jacopo Rocchi, al quale il difensore Samuele De Santis ha prospettato la possibile “prescrizione di fase”, istituto che mira a fissare limiti di tempo invalicabili per ogni singolo grado di giudizio al fine di evitare processi infiniti, prevedendo un tetto massimo di durata per il singolo procedimento pendente davanti a un determinato giudice. Il magistrato, ultimo ad avere ereditato il procedimento, non escludendo tale possibilità, ha rinviato per le opportune verifiche del caso.
Imputato un agricoltore 48enne di Vetralla, Danilo Camilli, che fu arrestato attorno alle cinque del pomeriggio del 22 agosto 2017 dalla forestale, che lo stava seguendo tramite gps, davanti alla Cittadella della salute di Viterbo. Tra gli indizi di colpevolezza, il possesso di un accendino pur non essendo un fumatore. A processo è finito con la pesante accusa di avere appiccato 14 roghi in due mesi, tra il 23 giugno e il 22 agosto 2017.
Vetralla – Incendio nel bosco di Monte Fogliano
Lo scorso 26 novembre, il presunto piromane è stato difeso a spada tratta dalla moglie e dal fratello. Il fratello, in particolare, gli ha anche fornito più di un alibi.
La moglie e il fratello hanno detto che si trovava coi familiari, in occasione di alcuni degli incendi che gli sono stati attribuiti. A partire dal primo, quello del 23 giugno in località Via del Bosco a Vetralla, nei pressi della sua abitazione, che rimase danneggiata. “Eravamo tutti a pranzo dai nostri genitori. Io, i nonni, mio fratello, mia cognata e mio nipote di 9 anni. Quando siamo accorsi, il calore aveva fatto esplodere la portafinestra del salone“, ha detto il fratello, dicendo di trovarsi con l’imputato anche quando sono divampati altri incendi.
Il fratello, in particolare, ha spiegato come tutta la famiglia, da generazioni, viva di campagna. “Abbiamo fondi nostri e gestiamo appezzamenti altrui, lavoriamo tutto l’anno e ci occupiamo anche del taglio dei boschi. Molti roghi sono divampati dove abbiamo interessi, per cui è logico che siamo accorsi, ma con noi è accorso tutto il paese”, ha spiegato, dicendo che con loro c’era anche il nipote di 9 anni.
Quindi ha raccontato un episodio inquietante, avvenuto il 7 agosto 2017, mentre era in corso un incendio in strada Sasso San Pellegrino, “dove siamo accorsi da casa in ciabatte e pantaloni corti, su segnalazione di un residente, perché era vicino alla casa dei nonni”. Ai tempi c’era un grande allarme anche sui social, in particolare una pagina Facebook, il cui responsabile si sarebbe spacciato per carabiniere. “E’ arrivato su uno scooter e ha detto di essere un carabiniere, intimando con fare aggressivo e prepotente che voleva i documenti. Ma nessuno glieli ha dati, perché si è saputo che non era un carabiniere, ma un ‘giornalista’ che aveva una pagina Facebook”.
Quel giorno dai carabinieri di Vetralla, quelli veri, il testimone si è recato col fratello. “Volevo denunciare uno trovato sul posto che, vedendoci, ci ha detto ‘invece di fare i giornalisti, andate a spegnere l’incendio’, aggiungendo ‘state sempre in mezzo’ come se volesse fare delle illazioni. Il comandante mi convinse a lasciar perdere, ma sa che gli feci la segnalazione”.
La moglie dell’imputato, ribadendo come “da sempre l’attività lavorativa della famiglia si svolge nelle campagne tra Vetralla e Viterbo”, ha ricostruito il giorno dell’arresto del marito. “Quel pomeriggio, verso le 15,30, mi aveva accompagnato al lavoro alla Cittadella, dove è tornato verso le 17, dopo essersi visto con gli operai taglialegna in montagna, per prendere in farmacia un medicinale che gli aveva prescritto il dottore la mattina. Dopo cinque minuti sono arrivati i forestali che lo hanno arrestato”, ha riferito la donna, dicendosi tuttora scioccata per la “sorpresa”.
Samuele De Santis
Gli incendi attribuiti a Danilo Camilli
– 23 giugno 2017: incendio in località Via del Bosco a Vetralla
– 27 giugno 2017: incendio boschivo in località La Noce a Vetralla
– 10 luglio 2017: incendio in località Pian dei Cerri a Vetralla
– 23 luglio 2017: incendio in località Volpara a Viterbo
– 24 luglio 2017: incendio in località Strada del Pendolino a Vetralla
– 2 agosto 2017: incendio in località Quartuccio a Viterbo
– 5 agosto 2017: incendio in strada Due Casali a Viterbo
– 5 agosto 2017: incendio boschivo in località La Noce a Vetralla
– 7 agosto 2017: incendio in strada Sasso San Pellegrino a Viterbo
– 8 agosto 2017: incendio in strada Sasso San Pellegrino a Viterbo
– 18 agosto 2017: incendio in località strada Orti-Quartuccio a Viterbo
– 21 agosto 2017: incendio in località Castellaccio a Viterbo
– 21 agosto 2017: incendio in località strada Ciavalletta a Viterbo
– 22 agosto 2017: incendio in località Fiescole a Viterbo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


