Civita Castellana – Si è tolto la maglietta e ha mostrato in aula le ferite che poco più di un anno fa gli sono state inferte a colpi di machete. È successo ieri in tribunale durante il collegamento in videoconferenza con la caserma di carabinieri di Civita Castellana, da dove ha presenziato al processo per il suo tentato omicidio il 28enne tunisino ridotto in fin di vita al culmine della guerra tra bande di pusher nordafricani della primavera 2025 a Civita Castellana.
Civita Castellana – Accoltellamento in via Ferretti
È entrato nel vivo così il processo per tentato omicidio e lesioni aggravate in concorso all’unico dei quattro aggressori marocchini che sarà giudicato col rito ordinario davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi. alla sbarra un 25enne. L’agguato a colpi di machete risale al primo pomeriggio di domenica 16 marzo 2025.
Vittime due tunisini, fatti scendere a forza dalla macchina e colpiti a sangue: il 28enne, parte civile con l’avvocato Walter Pella, e un connazionale 23enne dimesso con una prognosi di 41 giorni. Gli imputati sono tutti difesi dall’avvocato Luigi Mancini.
Uno è stato già condannato a sette anni e mezzo di carcere dal gip, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato. Al 28enne tunisino, inoltre è stata riconosciuta una provvisionale di 10mila euro e il risarcimento in sede civile. Gli altri due marocchini saranno giudicati a giugno dal collegio con lo stesso rito.
Ieri il 28enne che ha rischiato di morire, ha riconosciuto l’imputato come uno degli aggressori, togliendosi la maglietta per fare vedere le ferite subite con il machete, mentre alla prossima udienza verranno sentiti gli ultimi testi di polizia giudiziaria e l’altra parte offesa.
Su una Panda di colore grigio-celeste, la coppia di tunisini stava passando in macchina in via Ferretti. quando sono stati speronati da due vetture all’altezza del ristorante. Un’auto gli si è messa di lato, l’altra li ha tamponati bloccandoli per impedire loro di scappare.
A bordo c’erano otto marocchini pronti a sferrare loro i colpi feroci che per poco non li hanno uccisi, quattro su una Punto azzurro chiaro e quattro sull’altra vettura, che li hanno aggrediti con il machete e altre armi da taglio e da punta, scaraventandoli a terra dove sono stati poco dopo soccorsi mentre erano esanimi in una pozza di sangue.
La vittima che per poco non ci ha lasciato la pelle, è giunta al pronto soccorso dell’Andosilla con tre lesioni a livello toracico di cui due lesioni per estensione e profondità rendevano visibile i tessuti ed organi toracici (polmone e diaframma, emitorace destro), fratture delle costole e della scapola, una ferita da taglio con notevole estensione e profondità alla regione lombare sinistra in corrispondenza dei muscoli paravertebrali, che attraversava il muscolo ileo psoas e raggiungeva il colon discendente sino a determinare la perforazione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.
