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Rogo agraria, addetto alle emergenze un lavoratore licenziato otto mesi prima

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Viterbo – Rischiano di dover pagare risarcimenti per danni milionari i dieci indagati per il rogo della facoltà di agraria del 4 giugno 2025 cui martedì mattina è stato recapitato il 415 bis, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio fa parte della pm Paola Conti. Intanto è emerso che l’addetto alle emergenze sarebbe stato un lavoratore non più in forza da otto mesi.


In fiamme la facoltà di agraria

In fiamme la facoltà di agraria


Tra gli indagati, due dipendenti dell’ateneo: Stefania Ragonesi, responsabile unico del procedimento, e Marina Fracasso, direttore dei lavori. Quindi tre vertici della ditta appaltatrice: Diego Rinaldi, amministratore della società D.a.e. srl; Maryan Vannini, direttore cronoprogramma cantiere; Stefano Belcapo, coordinatore della progettazione, dell’esecuzione e della sicurezza. Nel procedimento compaiono inoltre Giuseppe Nicastro, Antonio Nicastro, Francesco Nicastro, Giovanni Mungo e Răducu Cristian Balteanu, indicati nell’atto come operai impiegati dalla D.a.e. srl nelle attività in corso al momento dell’incendio. Tutti irregolari.

In via San Camillo de Lellis, al momento in cui è divampato l’incendio, erano in corso dei lavori di manutenzione straordinaria mediante il miglioramento dell’immobile del polo ex facoltà di agraria e dei suoi spazi di pertinenza dell’università degli studi della Tuscia.

Particolarmente delicata la posizione dell’amministratore unico della ditta, il quale non avrebbe garantito che le scale a pioli per l’accesso ai piani sfalsati non costituissero pericolo per gli altri lavoratori, che le scale portatili poggiassero su supporto stabile, resistente, di dimensioni adeguate e immobile in modo da garantire la posizione orizzontale dei pioli, e che le scale portatili composte da più elementi innestati garantissero la perfetta stabilità.


In fiamme la facoltà di agraria

In fiamme la facoltà di agraria


Non avrebbe inoltre garantito l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione previste nel piano operativo di sicurezza durante l’utilizzo di fiamme libere per le lavorazioni di impermeabilizzazione della copertura e posa guaine, in particolare omettendo le prescrizioni di sicurezza relative al rischio di incendio ed esplosioni indicate nel Pos.

Non avrebbe infine garantito la redazione del piano operativo di sicurezza con tutti gli elementi obbligatori previsti, in particolare omettendo la redazione di un piano di emergenza e procedendo a nominare come responsabile addetto alle emergenze un lavoratore che non risultava più dipendente della ditta già dal mese di ottobre 2024.


In fiamme la facoltà di agraria

In fiamme la facoltà di agraria


Secondo la procura, l’incendio sarebbe partito durante l’utilizzo di una bombola di gas usata con il cannello per sciogliere la guaina catramata impermeabilizzante, durante la coibentazione del tetto di uno dei blocchi della  Le fiamme si propagarono velocemente all’intera struttura, investendo i sottostanti laboratori di chimica e genetica, pieni di materiale infiammabile, del secondo piano dell’ edificio.

Tutto andò distrutto in pochi minuti. A supporto dei vigili del fuoco intervenne anche l’esercito, mentre un denso fumo saliva in cielo, visibile a chilometri di distanza.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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