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“Sapevo che Rudy Guede era stato in carcere, ma non perché”, la vittima 26enne ignara dell’omicidio Kercher

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Viterbo – (sil.co.) – Condannato a 16 anni per omicidio e violenza sessuale, Rudy Guede è tornato in libertà a novembre del 2021 dopo aver scontato la pena nel carcere di Viterbo. A distanza di cinque anni, è di nuovo a processo per violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni ai danni di una 26enne. “Mi faceva fare cose che non volevo, ero una bambola”, ha detto all’udienza di lunedì del processo. Guede è stato rinviato a giudizio il 13 luglio 2025, la prima udienza del processo si è tenuta lo scorso 4 novembre.


Rudy Guede con l'avvocato Carlo Mezzetti al tribunale di Viterbo

Rudy Guede con l’avvocato Carlo Mezzetti al tribunale di Viterbo


Esempio di reinserimento, durante la detenzione Guede si è laureato, beneficiando dal 2017 dei permessi premio e poi della semilibertà.Nel 2018 avrebbe conosciuto la viterbese 26enne con cui ha avuto una relazione da agosto 2021 all’estate 2023, quando la ex  lo ha denunciato per violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni, facendolo finire nuovamente a processo.

“Sapevo che era stato in carcere, ma non perché”, ha detto la 26enne, sentita come persona offesa, spiegando che lui non le avrebbe mai parlato del delitto di Perugia.

Il 6 dicembre 2023, il 39enne è stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto elettronico. La pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto il carcere. Lunedì ha testimoniato davanti al collegio del tribunale di Viterbo la presunta vittima, parte civile con l’avvocato Francesco Guido, mentre l’ivoriano 39enne è difeso dall’avvocato Carlo Mezzetti.

“Amore tossico”. Un’udienza tesissima, durante la quale, tra le lacrime, la 26enne ha parlato di “amore tossico” e riferito di “rapporti sessuali violenti e non convenzionali”, due in particolare, il 6 e il 26 settembre 2022, per cui si è decisa denunciarlo il 9 agosto 2023, allegando foto delle presunte violenze subite nonché una valanga di messaggi.

Nello smartphone oltre 100mila foto, decine di migliaia di chat e un numero altissimo di file audio, per verificare le quali, su richiesta della difesa che ne contesta l’esistenza, il cellulare è stato periziato nel corso di un incidente probatorio ad hoc.

“Sono innocente”. Guede ha sempre negato, non solo proclamandosi innocente ma rilanciando, sia davanti al gip, sia davanti alla pm, cui nella primavera del 2025 ha chiesto l’interrogatorio alla vigilia della richiesta di rinvio a giudizio. “Sono stato io a lasciarla, quando è rimasta incinta volevo tenere il bambino”, ha detto.


The Sun - Il servizio del 29 giugno su Rudy Guede

The Sun – Un servizio del 29 giugno 2019 su Rudy Guede


“Non ero solo”. Cittadino ivoriano, ma cresciuto in Italia, Guede nel 2008 è stato l’unico condannato, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, per l’omicidio in concorso di Meredith Kercher e violenza sessuale, a Perugia il primo novembre 2007. Sentenza diventata definitiva nel 2010. Le sentenze hanno riconosciuto la sua presenza sulla scena del crimine, evidenziata da impronte digitali e tracce biologiche, pur sostenendo che non abbia agito da solo.

“Ero in bagno”. Dopo il delitto si rese latitante in Getmania, dove fu arrestato ed estradato in Italia. Il 39enne ha sempre sostenuto di non essere l’esecutore materiale, affermando di essere stato nel bagno al momento dell’aggressione.

Le scuse in un libro. Nel 2022, quando era fidanzato con la 25enne che lo accusa, ha raccontato la sua versione in un libro, esprimendo rammarico per non aver soccorso Meredith Kercher. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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