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Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – Il 2026 è un anno importante per la nostra Repubblica. Ricorrono infatti gli ottant’anni dalla sua nascita, dell’Assemblea Costituente e del suffragio universale, che per la prima volta portÚ al voto le donne italiane.
Una ricorrenza che richiama inevitabilmente i valori della partecipazione, della democrazia, del confronto e della responsabilit‡ delle istituzioni verso i cittadini.
Per Tarquinia, però, il 2026 rappresenta anche il secondo anno di governo di un’amministrazione che, leggendo le linee programmatiche di mandato approvate alla fine del 2024, si era presentata come quella che avrebbe restituito “libertà” alla città e ai cittadini, promosso “una crescita sostenibile e inclusiva, valorizzando le risorse storiche, culturali e naturali”, ponendo attenzione alla riqualificazione degli spazi pubblici e alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale.
Nelle stesse linee di mandato si parlava inoltre di partecipazione attiva della comunità, di consultazione e coinvolgimento dei cittadini, di dialogo diretto e continuo con l’amministrazione, con l’obiettivo di costruire una città “più coesa, resiliente e prospera”, capace di “restituire centralità al cittadino”, semplificando le procedure burocratiche e incrementando la trasparenza.
Basta però confrontare quei propositi con quanto accaduto fino ad oggi per rendersi conto di come la realtà appaia profondamente diversa.
Su molte questioni importanti per la città abbiamo dovuto fare i conti con un’amministrazione che non sembra affatto propensa al confronto e alla dialettica politica. Quando non si condividono le scelte del “Capo” o si evidenzia il mancato rispetto dei punti cardine del programma, la risposta sembra spesso tradursi nell’allontanamento o nella revoca di incarichi e nomine.
Allo stesso modo, non si può certo dire che sia stata favorita la partecipazione attiva. Persino l’accesso agli atti da parte dei consiglieri comunali viene frequentemente ostacolato o ritardato, al punto che in alcuni casi si è reso necessario l’intervento del prefetto per garantire un diritto fondamentale legato all’esercizio del mandato consiliare.
Non sembra esserci neppure quella volontà di instaurare un dialogo diretto con tutti i cittadini né di rafforzare il senso di appartenenza e di orgoglio civico.
Emblematico è il caso delle sanzioni elevate nei confronti di cittadini che hanno lasciato piccoli sacchetti di rifiuti accanto alle mini-isole ecologiche, spesso non funzionanti o insufficienti nelle aree più frequentate della città.
Se il cittadino sbaglia è giusto che venga sanzionato, come prevedono i regolamenti. Ma allora viene spontaneo chiedersi cosa prevedano gli stessi regolamenti quando a sbagliare è il comune?
Presso il cimitero, ad esempio, non risulta ancora attivata la raccolta differenziata: fiori recisi, plastica, carta, vasi e altri rifiuti vengono raccolti insieme e finiscono nell’indifferenziato. È davvero questo il modo con cui si intende promuovere il senso civico, mostrando ai cittadini che l’ente pubblico può sbagliare senza conseguenze, mentre il cittadino viene immediatamente punito?
Anche sul fronte della semplificazione burocratica e della trasparenza i risultati appaiono molto distanti dagli annunci. Non solo non si registrano miglioramenti significativi nelle procedure amministrative, ma in alcuni casi si assiste addirittura a una regressione rispetto al passato.
Si pensi, ad esempio, alla mancata pubblicazione dell’accordo transattivo con Talete, relativo al rientro di un credito comunale che supera i 2.400.000 euro, oppure alla mancata pubblicazione del testo delle modifiche alla convenzione richiamata nella deliberazione di Giunta n. 19/2026, nonostante in passato analoghi documenti venissero regolarmente pubblicati.
Vi sono poi determine numerate in maniera non sequenziale, con frequenti salti di numerazione, senza che vengano fornite spiegazioni convincenti. E ancora: la gara per la gestione del canile comunale avrebbe probabilmente meritato una maggiore pubblicità e trasparenza, considerata la rilevanza dell’affidamento, le modifiche intervenute nel tempo al capitolato e l’assenza di chiari riferimenti normativi alla procedura d’urgenza adottata.
Per queste ragioni appare difficile sostenere che vi sia stato un reale incremento della trasparenza amministrativa.
Dubbi analoghi emergono anche rispetto alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale cittadino, altro punto centrale del programma di mandato.
La recente nota della soprintendenza inviata al comune, con la richiesta di chiarire se vi sia o meno l’intenzione di esercitare il diritto di prelazione su un appartamento confinante con l’archivio storico, rappresenta un caso emblematico.
L’acquisizione di quell’immobile era stata considerata importante anche da amministrazioni precedenti, di diverso orientamento politico, sia per ampliare gli spazi destinati all’archivio, sia perché si tratta di un immobile inserito in un contesto di rilevante valore storico e culturale che molti ritenevano dovesse tornare a una funzione pubblica.
Eppure, nonostante un’interrogazione urgente presentata il 19 maggio, il sindaco non ha ancora fornito alcuna risposta. Un silenzio grave, perché rischia di compromettere il rispetto dei termini previsti per l’esercizio della prelazione.
Se ciò accadrà, non basteranno spiegazioni generiche sulla mancanza di fondi. L’attuale proprietario dell’immobile è infatti la Regione Lazio, con la quale sarebbe possibile avviare un confronto istituzionale serio. Inoltre, non risulta che il comune abbia esaurito la propria capacità di accesso al credito e di contrazione di mutui.
Per questo motivo il sindaco dovrà spiegare chiaramente perché, rispetto a un interesse pubblico che amministrazioni di destra, di centro e di sinistra hanno cercato negli anni di tutelare, questa amministrazione abbia scelto di non intervenire, lasciando che tale interesse venga sacrificato a favore di un privato.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il richiamo ai valori della partecipazione, della trasparenza e del rispetto delle istituzioni non può restare soltanto uno slogan scritto in un programma elettorale. Deve tradursi in atti concreti, comportamenti coerenti e scelte amministrative capaci di mettere davvero al centro la città e i suoi cittadini.
Sinistra Italiana – Circolo “Luigi Daga” di Tarquinia
