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Smartphone nell’alta sicurezza, assolto detenuto accusato di essersi barricato in bagno

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Viterbo – (sil.co.) – Smartphone e wi-fi nella sezione di alta sicurezza di Mammagialla, assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale Cosimo Geloso, un 36enne palermitano, all’epoca dei fatti detenuto nel carcere di Viterbo. Era accusato di essersi asserragliato nel bagno per impedire a due agenti di entrare mentre il compagno di cella distruggeva un telefono.


Il carcere Nicandro Izzo - Nel riquadro Cosimo Geloso

Il carcere Nicandro Izzo – Nel riquadro Cosimo Geloso


Arrestato nel 2017 nell’ambito del blitz Maredolce contro il clan di Brancaccio, nel 2025 è stato condannato in appello a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Nel 2016, Geloso era stato invece condannato a 10 anni e 8 mesi per omicidio preterintenzionale, in relazione alla morte di un uomo di 73 anni avvenuta nel 2015, vicenda inizialmente scambiata per pirateria stradale ma poi riconosciuta come un atto intenzionale legato a vecchie ruggini familiari.

Il processo viterbese si è chiuso nei giorni scorsi davanti al giudice Ilaria Inghilleri, in videoconferenza dal penitenziario di Prato, dove è stato nel frattempo trasferito il 36enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini.

Era la sera del 23 novembre 2023, quando il personale di polizia penitenziaria, coordinato dal comandante di reparto ha condotto una perquisizione in alcune stanze della sezione di alta sicurezza, dedicata agli affiliati alla criminalità organizzata.

Durante le operazioni di controllo, sono stati scoperti quattro detenuti che utilizzavano degli smartphone illegalmente introdotti nelle sezioni detentive. Inoltre, un quinto detenuto è stato trovato in possesso di una chiavetta wireless per comunicazioni esterne.

Geloso, secondo l’accusa, avrebbe invece tentato di distruggere uno dei dispositivi, ma grazie all’intervento tempestivo degli agenti, il tentativo è stato sventato e il dispositivo recuperato. I primi cinque sono stati deferiti alla procura della repubblica per il reato previsto dall’art. 391 ter, mentre il 36enne è stato denunciato  per l’ipotesi di reato prevista dall’art. 337.

L’imputato, in particolare, in base alle indagini coordinate dal pm Michele Adragna, si sarebbe opposto usando “minaccia e violenza” a due agenti che dovevano effettuare la perquisizione straordinaria nella cella condivisa con un altro detenuto, barricandosi nel bagno della camera, per ostacolarli, mentre il “coinquilino”, un 37enne anche lui di Palermo, stava distruggendo uno smartphone clandestino.

È stato assolto. 


– Smartphone e wi-fi nella sezione di alta sicurezza di Mammagialla


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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