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Suicidio in cella di Andrea Di Nino, primi testimoni penitenziari, mobile e Nas

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Viterbo – Morte di Andrea Di Nino, sono stati unificati ieri dal giudice Jacopo Rocchi i processi ai tre imputati di omicidio colposo, due medici e un penitenziario accusati di omicidio colposo per il suicidio del detenuto in una cella di isolamento del carcere di Viterbo.


Manifestazione per Andrea Di Nino di fronte al tribunale

Manifestazione per Andrea Di Nino di fronte al tribunale


Di Nino, detenuto romano 36enne, padre di cinque figli, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio 2018, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Si è impiccato in cella di isolamento del penitenziario da dove sarebbe uscito di lì a un anno. I familiari, che si oppongono all’archiviazione dell’inchiesta bis per omicidio volontario, sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare.

Il processo ai tre imputati entrerà nel vivo in autunno, quando saranno ascoltati i primi sei testimoni dell’accusa, ovvero due carabinieri del Nas, due penitenziari e due agenti della squadra mobile. 

L’allora direttore è stato prosciolto con l’abbreviato davanti al gup, poi in secondo grado, con la sentenza diventata definitiva. Il 3 dicembre 2025, è stato il giorno dell’ammissione delle prove del processo. Il giudice Jacopo Rocchi ha bocciato le questioni preliminari dei difensori Lorenzo Lepri e Andrea Danti, accogliendo tra le prove il faldone di documenti presentati dal pm Michele Adragna. 


Il carcere di Mammagialla - Nel riquadro Andrea Di Nino

Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Andrea Di Nino


Presenti i familiari di Di Nino, tredici dei quali parte civile, ovvero i cinque figli e gli otto fratelli della vittima, che hanno ottenuto la citazione come responsabili civili sia della Asl di Viterbo che del ministero della giustizia, datori di lavoro degli imputati.

Lo scorso 30 settembre i familiari di Di Nino hanno organizzato un sit-in fuori del tribunale contro l’archiviazione dell’inchiesta bis per omicidio volontario (in seguito a un pestaggio da parte di una !squadretta” di penitenziari), suicidio per impiccagione per la procura.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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