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Viterbo – Una telefonata, la richiesta di aggiornare i dati sull’app e poi il prelievo non autorizzato. Una donna residente a Viterbo ha denunciato ai carabinieri una truffa informatica con indebito utilizzo della carta bancomat.
Secondo quanto riportato nella denuncia, nel pomeriggio del 29 maggio la donna ha ricevuto una chiamata da un uomo che si sarebbe presentato come dipendente della banca. L’interlocutore avrebbe spiegato che la nuova carta bancomat non poteva essere recapitata e avrebbe chiesto un nuovo indirizzo per la spedizione.
Durante la telefonata, sempre secondo la denuncia, la donna è stata invitata ad accedere all’app dell’istituto di credito e ad aggiornare alcune informazioni. Sarebbero state poi compiute operazioni sui dati dell’account e sulle password. Nel frattempo, sul cellulare della vittima sarebbero arrivati anche messaggi con codici Otp, utilizzati per completare le procedure nell’app.
Dopo l’attivazione della nuova carta, il finto operatore avrebbe raccomandato di non usare l’app bancaria per circa mezz’ora. Un dettaglio che ha insospettito la vittima, che ha contattato il numero verde dell’istituto di credito. A quel punto è emerso che si trattava di una truffa.
Poco prima, alle 17,39, era già stato effettuato un prelievo di mille euro da uno sportello bancomat in provincia di Napoli.
Il caso conferma la necessità di prestare la massima attenzione alle telefonate ricevute da presunti operatori bancari. Le banche non chiedono mai di comunicare codici Otp, password o credenziali di accesso. In caso di dubbi, è sempre necessario interrompere la chiamata e contattare direttamente il proprio istituto attraverso i canali ufficiali.
Chi riceve telefonate sospette deve evitare di seguire istruzioni sull’app, non deve fornire codici o dati personali e deve segnalare immediatamente l’accaduto alla banca e alle forze dell’ordine.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
