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Arte contemporanea all’Unitus, il corridoio delle Monofore diventa una quadreria aperta

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Una delle opere esposta all'Unitus - Lidia Bachis W.S.-Burroughs, la bambina e il giocoArtist

Una delle opere esposta all’Unitus – Lidia Bachis W.S.-Burroughs, la bambina e il giocoArtist

Viterbo – Il corridoio delle Monofore del complesso di Santa Maria in Gradi diventa uno spazio espositivo aperto alla comunità. Da venerdì 12 giugno, alle 17, l’università della Tuscia ospita la collettiva di arte contemporanea “Artisti in Opera”, visitabile fino al 31 dicembre 2026.

La mostra nasce dall’idea di portare l’arte fuori dagli spazi museali tradizionali e di inserirla nella vita quotidiana dell’ateneo. Il corridoio storico dell’università si trasforma così in una quadreria attraversata da studenti, docenti, personale e cittadini.

Il progetto, con il patrocinio della Fondazione Carivit, è diretto artisticamente da Lidia Bachis. In mostra dieci artisti: Gloria Lauro, Federico Paris, Maddalena Mauri, Lidia Bachis, Tommaso Cascella, Klaus Karl Mehrkens, Iuliana Edmona Buruian, Natino Chirico, Cornelia Stauffer e Pietro Perrone.

A unire gli autori è la scelta della pittura e del disegno. Una scelta che richiama la materia, la mano e la lentezza del processo creativo, in dialogo con uno spazio segnato dalla storia e dalle trasformazioni del complesso di Santa Maria in Gradi.

“Nel mio discorso di apertura dell’anno accademico invitavo a riflettere su tre parole guida: cura, creatività e coraggio – ha ricordato la rettrice Tiziana Laureti -. Accogliere la pittura contemporanea a Santa Maria in Gradi, un luogo attraversato nei secoli da profonde trasformazioni materiali e simboliche, significa introdurre nella quotidianità dello studio e del lavoro una bellezza che è cura dei luoghi e delle persone”.

Per Laureti, l’arte non ha solo una funzione decorativa. “L’arte non decora semplicemente lo spazio, ma lo attraversa e ne amplia il senso, invitando alla sosta e alla riflessione. Questa mostra rappresenta un atto di rinnovata fiducia e una dichiarazione di principio: la cultura non arretra dinanzi alla contingenza, ma si fa comunità per ricostruire lo sguardo e immaginare il futuro”, ha aggiunto Laureti.

La collettiva si inserisce anche nel percorso di Terza Missione dell’ateneo. L’università apre i propri spazi al territorio e conferma il ruolo di luogo di elaborazione culturale, confronto e responsabilità civile.

“Abitare l’opera d’arte nella sua immanenza è il nucleo teorico profondo di questo cammino espositivo”, ha commentato Lidia Bachis, curatrice e direttrice artistica della mostra.

“Con ‘Artisti in Opera’ abbiamo voluto creare una polifonia di accenti capaci di dialogare con la stratificazione storica e le monofore medievali di questo ateneo – ha spiegato Bachis -. La scelta radicale del medium pittorico diventa uno strumento di presenza concreta e di sintonie plurali. Riunire visioni così distinte, che spaziano dalle partiture profonde del cosmo al dinamismo dei corpi in movimento, significa accorciare le distanze e aprire una stagione ricca di fertile confronto e fiducia nelle possibilità dell’arte contemporanea”.

La mostra sarà visitabile nei giorni di apertura dell’ateneo, con ingresso libero, fino al 31 dicembre 2026.


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