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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Oggi, sabato 6 giugno, sarà presente a San Martino al Cimino il cardinale protodiacono Dominique Mamberti, che l’8 maggio 2025, dopo la fumata bianca e l’elezione del conclave, ha pronunciato l’Habemus Papam e ha reso noto a tutto il mondo che Robert Francis Prevost sarebbe diventato il 267esimo pontefice della storia della Chiesa.
Il porporato, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica e balì gran croce costantiniana, presiederà alle 11,00 una solenne liturgia eucaristica nell’abbazia, nel contesto delle celebrazioni dell’ottavo centenario della sua consacrazione. Concelebrante, s.e. monsignor Lino Fumagalli, vescovo emerito di Viterbo, cappellano Gran Croce di Merito.
Al rito assisteranno numerosi cavalieri e dame del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio appartenenti alle delegazioni di Tuscia e Sabina, Roma e Città del Vaticano, Umbria e Toscana, guidati dal presidente della Real Commissione per l’Italia, il principe Flavio Borghese, con alti dignitari dell’Ordine.
Al termine del rito, il porporato reciterà un atto di affidamento alla Madonna Addolorata, proclamata Regina dei Cimini.
Gli storici non sono concordi nello stabilire le origini della Sacra Milizia Costantiniana. Secondo una certa tradizione, la sua fondazione risalirebbe a Costantino il Grande, al quale sarebbe apparsa la Croce luminosa di Nostro Signore con la legenda In hoc signo vinces durante la vittoriosa battaglia contro Massenzio avvenuta a Ponte Milvio, nei pressi dell’Urbe, il 28 ottobre del 312. Il suo nucleo primitivo, quindi, sarebbe stato formato da cinquanta Comites scelti per la Guardia personale dell’imperatore, ai quali era affidato il Labaro imperiale sopra cui risplendeva la Croce e il Monogramma di Cristo.
Secondo alcuni studiosi sarebbe stato l’imperatore romano d’Oriente Isacco II Angelo Flavio Comneno (1155-1204) il vero fondatore. Negli Statuti, concessi nel 1190, egli avrebbe aggiunto alla intitolazione di “Costantiniano” quella di “Angelico” – una delle denominazioni dei Comneno come eredi della dinastia imperiale degli Angelo –, di “Aurato” – per il Collare d’oro concesso come ricompensa ai più alti dignitari della corte imperiale – e di “San Giorgio”, il soldato martire di Cappadocia patrono della cavalleria.
Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio rimase legato ai Comneno anche dopo la perdita del trono nel 1453 a causa dell’invasione musulmana; con la caduta dell’Impero bizantino, pertanto, avrebbe seguito le vicende di una famiglia già regnante, in esilio.
Nella seconda metà del XVI secolo, il gran maestro principe Don Andrea Angelo Flavio stabilì la sua residenza a Roma. Il 10 ottobre 1576, sotto il pontificato di Gregorio XIII, la Congregazione del concilio dichiarò “vera Religione” l’Ordine Costantiniano.
Alla fine del XVII secolo il Costantiniano entrò in una nuova fase storica divenendo, pur nella più stretta continuità, Ordine familiare della Casa Farnese. Ciò avvenne per volontà di Francesco I Farnese, duca di Parma, che sollecitò il trasferimento in proprio favore del Gran Magistero presso Don Giovanni Andrea. L’atto di cessione fu redatto il 24 gennaio 1698.
Il duca mostrò, sin dall’inizio, di considerarsi il primo “autentico” gran maestro dell’Ordine e nel 1705 procedette alla riforma degli Statuti per regolare, in particolare, la successione del Gran Magistero sulla base della primogenitura maschile farnesiana.
Gli Statuti, promulgati dal duca il 22 maggio 1705, furono approvati nel 1706 dalla Sacra Congregazione del concilio, ed infine confermati e promulgati da papa Clemente XII con Bolla del 12 luglio 1706.
Con tale documento, uno dei più importanti nella storia della Sacra Milizia, la Santa Sede conferì anche un altissimo numero di privilegi a favore dell’Ordine. Solamente dopo la promulgazione della Bolla Militantis Ecclesiae, che rappresentava il riconoscimento chiaro ed incondizionato del suo Ordine da parte della Sede apostolica, il duca Francesco I volle prendere possesso della dignità gran magistrale.
Alla morte di Antonio Farnese, ultimo duca di Parma, la suprema dignità dell’Ordine fu trasmessa a Don Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e di Filippo V, re di Spagna. Salito nel 1734 al trono di Napoli, Carlo trasferì la sede dell’Ordine nella capitale del suo Regno; divenuto, poi, re di Spagna nel 1759, rinunciò al Gran Magistero che fu assunto dal figlio Ferdinando IV, re di Napoli e Sicilia, poi Ferdinando I, re delle Due Sicilie, e quindi dai suoi successori: Francesco I, Ferdinando II, Francesco II.
Con l’Unità d’Italia la Real Casa di Borbone perse il trono delle Due Sicilie, ma conservò il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano. La Santa Sede riconobbe la legittimità della continuazione della Sacra Milizia nella Famiglia Magistrale, com’è comprovato dai privilegi elargiti e dai documenti emanati dai pontefici Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV e Pio XI.
Don Alfonso (1841-1934), conte di Caserta, succeduto a Francesco II nel 1894, dette notevole impulso alle attività caritative ed assistenziali dell’Ordine, soprattutto nel corso della Grande Guerra. Alla sua morte il Gran Magistero passò al figlio Don Ferdinando Pio, duca di Calabria (1869-1960), sotto la cui guida, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, l’Ordine si prodigò per l’assistenza ai feriti e ai prigionieri.
Alla sua scomparsa, assunse il governo dell’Ordine Don Alfonso (1901-1964), duca di Calabria, a cui successe il figlio Don Carlos (1938-2015), duca di Calabria, conte di Caserta, elevato alla dignità di infante di Spagna da re Juan Carlos I. Egli provvide a modificare ed ampliare gli Statuti dell’Ordine e a estenderne le attività assistenziali e culturali. Dal 2015 la carica di gran maestro è ricoperta da Don Pedro, duca di Calabria, conte di Caserta.
La delegazione della Tuscia e Sabina, istituita nel 2002 per volontà dell’infante di Spagna Don Carlos, gran maestro, è molto attiva in campo religioso e caritativo e copre il territorio di una parte della regione ecclesiastica Lazio: diocesi di Viterbo, Civita Castellana, Civitavecchia-Tarquinia e Rieti; le diocesi suburbicarie di Porto-Santa Rufina e Sabina-Poggio Mirteto, nelle province amministrative di Viterbo, Rieti e Roma. Inoltre, copre il territorio della diocesi di Orvieto-Todi nella regione amministrativa Umbria e l’abbazia di Casamari nel Basso Lazio.
La chiesa di riferimento della delegazione è la chiesa della Santissima Trinità in Viterbo, edificata dagli Agostiniani Eremitani nel 1256, ricostruita nel 1745. Santuario della Madonna Liberatrice a motivo dei prodigi del 1320 e per aver liberato il popolo viterbese in occasione di guerre e calamità. L’8 aprile 2018 alla presenza di s.a.r. il Gran Maestro è stata benedetta la cappella costantiniana dove è venerato il Crocifisso ligneo del XVI secolo, restaurato a cura della delegazione.
Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio
Il delegato per la Tuscia e Sabina
Roberto Saccarello
