Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Massimo Gualdi al direttore dell’ospedale Santa Rosa Massimo Volpe – Scrivo queste righe dopo essere stato ricoverato nel reparto di Cardiologia dell’ospedale Santa Rosa – che per me, come per tanti viterbesi, resta semplicemente Belcolle. Sono stato poi trasferito in un’altra struttura per affrontare un intervento complesso di bypass coronarico, ma ciò che ho visto e vissuto nei giorni trascorsi lì merita di essere raccontato.
Proprio durante la mia degenza è stato nominato il nuovo primario di Cardiologia, Francesco Serra. A lui rivolgo i miei più sinceri auguri di buon lavoro: ne avrà bisogno, perché il reparto è ricco di eccellenze professionali ma gli strumenti andrebbero adeguati. Sono stato curato adeguatamente. Ma il reparto ha bisogno di manutenzione urgente.
Lo dico senza esitazioni: medici, infermieri e OSS mi hanno trattato con una professionalità e un’umanità esemplari.
A loro va il mio ringraziamento più profondo. Ogni giorno affrontano situazioni difficili, turni massacranti, emergenze continue. E lo fanno con una dedizione che commuove.
Ma accanto a questa eccellenza umana e clinica, c’è una realtà che non posso ignorare: la struttura è fatiscente, le apparecchiature sono vecchie, alcune letteralmente tenute insieme con lo scotch.
Nella foto che accompagna questa lettera si vedono gli elettrocardiografi portatili del reparto: strumenti fondamentali, ridotti in condizioni indecorose. Adesivi che si staccano, batterie da cambiare di continuo, modelli obsoleti che rischiano perfino di compromettere la qualità dei tracciati.
Il mio appello al direttore sanitario, Volpe. Mi rivolgo a lei, perché credo che un ospedale si giudichi non solo dalla bravura del personale, ma anche dalla qualità degli strumenti che si mettono a disposizione di chi cura e di chi soffre.
Non si può parlare di eccellenza se gli strumenti sono inadeguati, rotti. Non si può chiedere al personale di essere impeccabile quando la tecnologia è ferma a decenni fa.
Il giardino dedicato a Santa Rosa, visto dal settimo piano, è davvero bellissimo. Ma la bellezza non basta: servono investimenti, manutenzione, apparecchiature nuove, un piano di rinnovamento serio e veloce.
Concludo con un ringraziamento che viene dal cuore – un cuore che ha appena affrontato una prova importante.
Ringrazio tutti coloro che ogni giorno, nonostante tutto, continuano a garantire cure, presenza e umanità.
Ma chiedo anche che questa mia testimonianza non resti una voce isolata. Il Santa Rosa merita di più. I suoi lavoratori meritano di più. I pazienti meritano il meglio. Con gratitudine e riconoscenza
Massimo Gualdi
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