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Cinghiali, i cacciatori: “Bene il disciplinare triennale, ma serve una gestione più semplice e uniforme nelle aree protette”

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Cinghiali

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Con un comunicato l’assessore Righini ha annunciato una validità triennale al disciplinare di caccia al cinghiale. Bene, l’avevamo suggerito  per dare garanzie ad una pratica che richiede certezze organizzative. Sarebbe però opportuno che sul merito si avviasse subito un confronto vero con le AAVV. Come pure avevamo già proposto, infatti la questione  è quella anche  di un approccio modulato territorialmente.

Il Lazio non è tutto uguale per ambiente e quindi un disciplinare , tanto più se pluriennale, dovrebbe consentire – in raccordo cogli ATC – applicazioni modulate sulle diverse realtà provinciali, dentro un quadro certamente coordinato. Una agibilità  autonoma e snella  , più vicina alle singole realtà, per applicare al meglio le norme. Tant’ è che si parlava di regolamento a maglie larghe ;   ma non è certo una questione nominale .

Proprio in termini di uniformità invece si pone un’altra questione. Come è noto la regione Lazio ha adottato con la DGR 1000/2024 , in attuazione di indirizzi e norme nazionali ,  un piano di gestione e controllo della specie cinghiale.

Una parte dei prelievi programmati  ( 6.000 annui ) riguarda  le Area Naturali Protette, e l’attuazione di tali piani è in capo agli enti gestori, che possono ricorrere a personale esterno , cioè cacciatori abilitati a proprie spese già al selecontrollo e iscritti in un apposito albo regionale.

Agli enti gestori non è sufficiente ricorrere a questo albo  regionale di persone già formate e di rapido utilizzo . Attribuendo un mero valore burocratico a questa qualifica ,  richiedono ulteriori requisiti , tra cui ulteriori corsi – sempre onerosi – diversi per durata e programmi da ente a ente.

 Ogni ente gestore emana i suoi bandi, i suoi requisiti, tra cui ingiustificate diverse anzianità anagrafiche, diversi costi e via dicendo .  Basta consultare i diversi siti anche delle realtà della provincia per verificare. Risultato , pochissima adesione e ancor meno scarsissimi risultati. Insomma da una parte si chiede di fare una azione volontaria  a supporto di interessi pubblici e  dall’altra si pongono ulteriori oneri  per ostacolarla.

Cosa impedisce una  procedura  più chiara , semplificata  e soprattutto uniforme e valida in ogni Area, trattandosi di selecontrollo e quindi azione individuale e puntuale, d’assoluta programmabilità nelle modalità operative e temporali.

Ci stiamo rivolgendo al consiglio regionale, per il tramite del presidente della Commissione Agricoltura, perché la questione venga approfondita , come è giusto che sia da parte di chi ha l’onere , con provvedimenti normativi, della programmazione e del governo del territorio.

Noi ci mettiamo a disposizione col bagaglio di conoscenza ed il patrimonio di tanti  selecontrollori, per i suggerimenti tecnici più opportuni. Si faccia carico quindi  il presidente Giulio Zelli   di un tavolo di  confronto con tutti i soggetti interessati per verificare la possibilità di una maggiore uniformità e semplificazione, a tutela di requisiti ed abilitazioni già riconosciute, per rendere effettivamente praticabile  uno scopo sociale previsto dalle norme.

Comitato provinciale Arcicaccia Viterbo 


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