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Un chilo e 700 grammi di cocaina nel bagagliaio, carcere confermato per il “palo”

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Canino – (sil.co.) – Un chilo e 700 grammi di cocaina nel bagagliaio della macchina che, se immessa sul mercato,  avrebbe fruttato oltre centomila euro. Per questo la scorsa estate un uomo e una donna sono stati arrestati nel cuore della notte dalla squadra mobile di Viterbo con l’accusa di traffico di stupefacenti in concorso. Per l’uomo, un pluripregiudicato 57enne di Napoli, il 5 settembre, il gip ha disposto il carcere, anche se la droga non era sulla sua vettura ma su quella davanti, condotta dalla coindagata. Misura cautelare confermata il 19 settembre dal riesame e ora anche dalla cassazione, con sentenza definitiva del 3 febbraio, le cui motivazioni sono state pubblicate l’11 giugno. 


Lo stupefacente sequestrato dalla polizia

Lo stupefacente sequestrato dalla polizia


Lo stratagemma della “staffetta”. L’arresto è scattato mentre la coppia, partita da Canino, faceva rientro nel Viterbese dalla capitale. Da Canino erano stati visti partire insieme  da un’abitazione – collegata a un soggetto già ai domiciliari – a bordo di due auto distinte. Al ritorno i due hanno messo in atto una vera e propria “staffetta”, con  l’auto della donna davanti, carica di cocaina, e quella dell’imputato subito dietro, a fare da “scudo” e tallonare la prima vettura nel tentativo di eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.

Traditi dai navigatori. Un piano saltato quando i veicoli sono stati fermati dalla Mobile, che ha scoperto la droga e anche che i navigatori di entrambi i telefoni impostati sulla stessa destinazione. Per la difesa, la “mera vicinanza spaziale” con la donna non dimostrerebbe la reale consapevolezza del carico di droga da parte dell’uomo, chiedendo una misura più mite, come gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Ma secondo i giudici di legittimità, la ricostruzione dei fatti è logica e coerente: la condotta di guida del 57enne e il tentativo di fare da scudo dimostrano pienamente il suo coinvolgimento attivo nel trasporto dello stupefacente, inserito in un contesto criminale organizzato.

Indagato socialmente pericoloso. A pesare sulla decisione della corte è stata anche la particolare pericolosità sociale dell’indagato. I giudici hanno ritenuto “ineccepibile” il rischio di reiterazione del reato, evidenziando il lungo elenco di precedenti penali dell’uomo e, soprattutto, il fatto che in passato fosse già evaso per ben due volte in attesa dell’udienza. Un dettaglio che rende il carcere l’unica misura proporzionata e adeguata. L’indagato – che ha precedenti  per rapina, estorsione, ricettazione, furto, evasione, violenza privata ed altri gravi reati – è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della cassa delle ammende per aver presentato un ricorso considerato manifestamente infondato.


– Oltre un chilo e mezzo di cocaina nel bagagliaio, in due in manette


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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