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Falciò un pedone e si diede alla fuga, la pirata della strada chiede i lavori di pubblica utilità

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Vetralla – (sil.co.) – Ha chiesto di patteggiare due anni e due mesi la 44enne che era alla guida del furgone che verso le cinque di pomeriggio del 27 novembre 2024 a Vetralla ha travolto e ucciso il pedone Mario Costantini. La difesa ha chiesto, al posto della misura detentiva, la misura alternativa dei lavori di pubblica utilità, ovvero ore di lavoro non retribuite a favore della collettività. Che dovranno essere nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale,


118 e polizia locale sul posto - Nel riquadro: Mario Costantini

118 e polizia locale sul posto – Nel riquadro: Mario Costantini


La tragedia è avvenuta a Vetralla, in piazza San Severo, zona Selvarella. Per il 78enne Mario Costantini, che stava camminando sul ciglio della strada, nonostante l’intervento del 118, non ci fu nulla da fare.

L’imputata, per cui il pm Massimiliano Siddi ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale aggravato dalla fuga, è comparsa nuovamente ieri davanti al gup Daniela Rispoli, che ha rinviato l’udienza per definire i lavori di pubblica utilità con cui la difesa ha chiesto di convertire la pena. 

L’ente individuato non è stato ritenuto idoneo al reato commesso, per cui, su richiesta anche delle parti civili, il giudice ha invitato la difesa a indicare enti o associazioni operanti nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale, settore in cui l’attività deve essere svolta in via prioritaria

Pirata della strada, una corriera che non si fermò a prestare soccorso, identificata pochi giorni dopo e sottoposta all’obbligo di dimora, difesa dagli avvocati Luca Ragonesi e Marco Valerio Mazzatosta. Il giudice dell’udienza preliminare, nel frattempo, la scorsa udienza, ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile degli avvocati Fausto Barili e Mario Brizi per sette familiari. 


– Pedone falciato da un furgone pirata, la conducente chiede di patteggiare due anni e due mesi


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva


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