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“Frontini aveva bisogno di un partito per non restare sola, Forza Italia di Frontini per non apparire irrilevante”

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Massimo Erbetti

Massimo Erbetti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  La notizia dell’accordo tra Chiara Frontini, Viterbo 2020 e Forza Italia non può essere derubricata a semplice manovra politica, a normale alleanza amministrativa o a generico “patto federativo”.
 
Qui c’è molto di più, c’è il crollo definitivo di una narrazione.
 
Per anni Chiara Frontini ha costruito la propria immagine politica contro i partiti, contro il vecchio sistema, contro il centrodestra che aveva governato Viterbo, contro quella politica che veniva indicata come la causa di tutti i mali della città.
 
Oggi quella stessa Chiara Frontini stringe un accordo con Forza Italia, porta un consigliere azzurro dentro la propria maggioranza e si prepara, secondo quanto riportato dalla stampa, a ricevere proprio da Forza Italia il sostegno per il secondo mandato.
 
Il problema non è solo politico, ma morale, amministrativo e identitario, perché Frontini non ha vinto soltanto con il suo nome. Ha vinto anche usando battaglie precise: acqua pubblica, no alla privatizzazione di Talete, stop ai rifiuti da Roma, civismo, partecipazione, alternativa ai partiti, superamento dei vecchi schemi.
 
E allora la domanda è semplice: come può oggi Chiara Frontini fare un patto organico con Forza Italia, cioè con un partito che appartiene pienamente al centrodestra e che, per cultura politica, ha sempre avuto una visione profondamente diversa sui servizi pubblici, sul ruolo del privato, sulla gestione dei beni comuni?
 
Come può la sindaca che parlava di acqua pubblica, di Talete da difendere dalla privatizzazione, di battaglia da condurre “senza rinnegare quei valori”, oggi legarsi politicamente a chi considera le privatizzazioni uno strumento normale di governo?
 
Come può la sindaca che prometteva di usare ogni atto per fermare i rifiuti da Roma oggi cercare protezione politica dentro lo stesso campo che governa la Regione Lazio e decide sulle politiche dei rifiuti?
 
Qui non siamo davanti a una piccola incoerenza, siamo davanti alla trasformazione di battaglie pubbliche in merce di scambio politico.
 
Io sulla vicenda Talete lo dissi già nel luglio 2022: la campagna elettorale era finita e non bastava più dire “sono contraria”. Bisognava mettere in campo soluzioni vere, atti concreti, scelte coraggiose. Perché sull’acqua pubblica non si governa con gli slogan. Si governa assumendosi responsabilità.
 
Poi, nel novembre 2023, con la cessione del 40% di Talete ai privati, dissi che avevamo perso tutti. Avevano perso i cittadini che avevano votato per l’acqua pubblica. Aveva perso la politica. Aveva perso anche Frontini, che aveva giocato malissimo una partita decisiva per il territorio.
 
Oggi il quadro è ancora più chiaro: Frontini non ha tradito il civismo ieri. Ieri ha semplicemente mostrato cosa era diventato quel civismo: uno strumento per arrivare al potere e, una volta arrivati, cercare il modo di restarci.
 
Lo scrissi già nel 2024: il progetto Frontini non era altro che una strategia ben architettata per portarla al potere. Una scatola ben confezionata, ma vuota di contenuti. Oggi quella scatola viene consegnata a Forza Italia, con dentro tutto ciò che era stato promesso ai cittadini.
 
Acqua pubblica. Rifiuti zero. Partecipazione. Autonomia dai partiti. Trasparenza. Cambiamento.
 
Tutto infilato dentro un patto politico utile a garantire sopravvivenza alla sindaca e una nuova centralità a un partito che, a Viterbo, evidentemente non riesce più a camminare da solo.
 
La verità è brutale ma semplice: Frontini aveva bisogno di un partito per non restare sola. Forza Italia aveva bisogno di Frontini per non apparire irrilevante.
 
Non è un patto valoriale, ma un mutuo soccorso tra debolezze.
 
E i cittadini? I cittadini, ancora una volta, vengono dopo. Vengono dopo le poltrone. Dopo le strategie. Dopo i tavoli. Dopo i riposizionamenti. Dopo le convenienze.
 
La cosa più grave non è che Frontini abbia scelto Forza Italia. La cosa più grave è che lo faccia dopo aver chiesto fiducia ai viterbesi su un immaginario politico completamente diverso.
 
Perché se acqua pubblica, rifiuti zero e civismo erano davvero valori, non potevano diventare materiale da trattativa.
 
Se invece erano solo parole buone per vincere le elezioni, allora qualcuno dovrebbe avere almeno il coraggio di dirlo alla città.
 
Oggi il civismo di Frontini non muore, gli viene semplicemente messa una tessera in tasca, e Viterbo ha il diritto di sapere se quelle battaglie erano convinzioni profonde o solo slogan da campagna elettorale.

Massimo Erbetti
Coordinatore provinciale Movimento 5 Stelle Viterbo


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