Roma – Addio a Gianni Mattioli, il fisico teorico che fermò la centrale nucleare di Montalto.
Mattioli è morto nella notte tra domenica 31 maggio e lunedì 1 giugno. Aveva 86 anni. Fisico teorico, docente universitario, fondatore delle Liste verdi, parlamentare, ministro e tra i padri dell’ambientalismo scientifico italiano, Mattioli è stato una delle menti più lucide della battaglia contro la centrale nucleare di Montalto di Castro.
Gianni Mattioli
Per la Tuscia il suo nome resta legato soprattutto a quella stagione. Alla mobilitazione che riuscì a trasformare una vertenza locale in una battaglia nazionale. Contro la centrale di Montalto non c’erano soltanto tecnici e militanti. C’erano cittadini, contadini della Maremma, comitati, amministratori e sacerdoti. Tra questi anche don Franco Magalotti, il prete contadino di Valentano, vicino ai poveri, ai braccianti e alle lotte sociali. E va ricordato che contro questo vasto movimento era proprio il Pci. Che sezione per sezione voleva far passarla linea a favore del nucleare. Ci volle il referendum per bloccare la centrale di Montalto.
Valentano – Don Franco Magalotti
L’ultima volta che lo incontrai era a Viterbo, alla facoltà di Agraria. Era l’10 maggio 2011. Lo aveva invitato il comitato contro il nucleare, su iniziativa in particolare di Pieranna Falasca di Legambiente. Quel giorno Mattioli tornò nella Tuscia per spiegare perché il nucleare fosse, ancora una volta, una scelta pericolosa e ingestibile. E in quella occasione feci le foto che corredano questo articolo. Le foto di un mito ormai in là con l’età. ma ancora lucido e affascinante nel modo di argomentare.
Ricordo la sua chiarezza. La sua calma. La sua dolcezza nei tratti e nei modi. La capacità di parlare di questioni complesse senza renderle oscure. Mattioli non aveva bisogno di slogan. Portava dati, ragionamenti, conoscenza. Eppure dentro quella mitezza c’era una determinazione assoluta.
La sua storia con il nucleare era passata anche attraverso una trasformazione personale e politica. Da fisico teorico aveva guardato inizialmente a quella tecnologia come a una possibile risposta alla crisi energetica. Poi lo studio, le conseguenze sanitarie, il problema delle scorie, i rischi ambientali e il rapporto tra energia, potere e democrazia cambiarono il suo sguardo.
Gianni Mattioli in un’aula di Agraria a Viterbo con Pieranna Falasca
Montalto di Castro fu il punto decisivo di quella svolta. La centrale nucleare non venne contestata soltanto come impianto industriale. Venne contestata come modello di sviluppo imposto ai territori. Come scelta calata dall’alto. Come decisione capace di incidere sulla salute, sull’ambiente, sull’agricoltura e sulla vita delle comunità.
Mattioli, insieme a Massimo Scalia, fu tra le intelligenze principali di quel movimento. Accanto a loro c’erano anche figure come Marcello Cini e quel gruppo della facoltà di fisica dell’università di Roma che contribuì a costruire una cultura fondata sulla non neutralità della scienza. Una cultura che denunciava i rischi del nucleare, i crimini delle guerre e il legame tra sapere scientifico, responsabilità civile e scelta politica.
Montalto – Don Franco Magalotti durante una manifestazione contro il nucleare negli anni ’70
In quella battaglia la scienza incontrò i contadini. L’università incontrò la Maremma. Il movimento ambientalista incontrò il mondo cattolico di base e le lotte sociali. La presenza di don Franco Magalotti diceva molto di quella stagione: non una protesta di pochi specialisti, ma un fronte largo, fatto di competenze, fede concreta, lavoro nei campi e difesa del territorio. Vedere don Franco e Mattioli insieme era come vedere la sintesi di una stagione di lotte. Il prete contadino e il fisico teorico che parlavano la stessa lingua dei diritti e del bene comune.
Nel marzo del 1980, alla Sapienza di Roma, Mattioli fu tra i protagonisti della stagione che portò alla nascita di Legambiente. Fu uno degli ispiratori di quell’ambientalismo scientifico capace di pensare globalmente e agire localmente. Non un ambientalismo astratto, ma un modo di leggere insieme energia, salute, giustizia sociale, pace e democrazia.
Gianni Mattioli in un’aula di Agraria a Viterbo
Da lì arrivò anche il percorso politico nei Verdi. Mattioli fu tra i fondatori delle Liste verdi e poi protagonista del partito verde. Ma anche quando entrò nelle istituzioni, non perse mai il legame con i movimenti e con le battaglie nate nei territori.
La sua attenzione ai problemi sociali fu costante. Negli anni Ottanta tentò anche di spingere il tema della riconversione industriale dell’Alfa Romeo verso l’auto elettrica. Una proposta allora troppo avanzata, rimasta inascoltata, ma oggi impressionante per lucidità e anticipo sui tempi.
Gianni Mattioli
Mattioli non fu mai soltanto un accademico. Insegnava all’università, ma partecipava alle lotte. Spiegava con rigore scientifico e poi stava con chi difendeva concretamente il territorio. Era mite, ma di parte. Convinto che la scienza non potesse restare neutrale quando in gioco c’erano la salute, l’ambiente, la pace e il futuro delle persone.
Per questo la sua scomparsa pesa anche oggi. Pesa mentre il nucleare torna periodicamente nel dibattito politico italiano. Mattioli ne denunciava il ritorno come una scelta sbagliata e pericolosa. Lo faceva richiamando i costi, le scorie, i rischi, il rapporto tra nucleare civile e militare e il contesto di un mondo attraversato dalle guerre.
Mancheranno i suoi interventi, anche quelli scritti a quattro mani con Massimo Scalia. Mancherà quella voce capace di unire competenza scientifica e passione civile. Mancherà la sua dolce razionalità. Mancherà soprattutto alla Tuscia, dove la sua storia resta legata alla battaglia contro la centrale nucleare di Montalto di Castro.
E Mattioli mancherà a questa sinistra ambientalista della Tuscia che non ha speso una parola per ricordare una delle menti più lucide della cultura politico-scientifica italiana. Ma ormai questa pseudosinistra dimentica perfino i padri più nobili della sua storia.
Carlo Galeotti
Non ci sarà camera ardente per Gianni Mattioli, per sua volontà. La commemorazione senza spoglie si terrà martedì 9 giugno alle 17 nella sala della chiesa valdese a piazza Cavour, a Roma.
Alla moglie Nicoletta Marietti e al figlio Giuseppe le condoglianze della redazione e della direzione di Tusciaweb.





