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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Via libera a 13 gigantesche pale eoliche nel cuore di uno dei paesaggi più belli e più celebrati d’Europa. Il governo condanna la Tuscia.
Italia Nostra esprime sgomento, indignazione e profonda preoccupazione per la decisione assunta dal consiglio dei ministri il 4 giugno scorso di approvare il progetto eolico denominato “Parco Eolico Energia Viterbo”, costituito da 13 giganteschi aerogeneratori destinati a sorgere tra Montefiascone e Viterbo.
Si tratta di una decisione gravissima che rischia di segnare l’inizio della trasformazione irreversibile di uno dei territori più preziosi dell’Italia centrale e dell’intero Paese.
Le turbine previste, ben 12 (una stralciata dal Mase), una concentrazione da triste primato, raggiungeranno a tutti gli effetti altezze da record sul suolo italiano, addirittura 250 metri ca., e domineranno il paesaggio per decine di chilometri. Le loro turbine svetteranno al di sopra di Montefiascone, punto più alto della catena vulsina, e invaderanno prepotentemente le rive del lago di Bolsena, per essere visibili in un vastissimo areale, da Bagnoregio, da Villa Lante, da gran parte dell’Alta Tuscia e persino da ampie porzioni della Maremma toscana.
Non stiamo parlando di un semplice impianto industriale, ma di uno degli impianti eolici più grandi dell’intero territorio nazionale. Stiamo parlando della radicale alterazione dello skyline di un territorio che custodisce alcuni dei paesaggi storici, culturali e archeologici più importanti d’Europa.
È difficile comprendere come il governo abbia potuto ignorare il netto giudizio negativo espresso dal ministero della Cultura. Quest’ultimo aveva infatti segnalato come l’opera insista direttamente su aree protette da vincoli paesaggistici, aspetto ignorato nell’istruttoria tecnica della commissione tecnica Pnrr-Pniec del Mase, evidenziando criticità insuperabili sotto il profilo archeologico, culturale e ambientale.
La stessa soprintendenza speciale del ministero della Cultura aveva sottolineato l’eccezionale portata degli impatti derivanti dall’opera, richiedendo approfondimenti straordinari sulla sua interferenza con il lago di Bolsena, Montefiascone, Bagnoregio, i principali monumenti dell’area e numerosi beni culturali e paesaggistici di rilevanza nazionale. Le pale saranno molto più alte persino della cupola barocca di Santa Margherita, capolavoro dell’arte italiana e tra le più grandi del nostro Paese.
Non solo. La società proponente aveva già tentato di contestare in sede giudiziaria le valutazioni degli organi di tutela del ministero della Cultura, senza riuscire a ottenere il risultato sperato.
Anche la magistratura amministrativa ha infatti confermato la legittimità delle valutazioni espresse dagli organi preposti alla tutela del patrimonio paesaggistico e culturale.
Siamo dunque di fronte a una situazione paradossale. Da una parte gli organismi dello stato incaricati di proteggere il paesaggio italiano avevano espresso forti e motivate riserve; dall’altra il governo ha deciso di procedere ugualmente, sacrificando un territorio di valore eccezionale sull’altare di una politica energetica sempre più incapace di distinguere tra aree industriali e paesaggi storici.
Ma ciò che rende questa vicenda ancora più grave è la sostanziale ignoranza del valore culturale universale della Tuscia, che non è una periferia qualunque da trasformare con tanta superficialità in distretto energetico. È una delle terre più celebrate della storia europea.
Per secoli essa rappresentò una delle tappe più importanti del grand tour, il viaggio che conduceva aristocratici, artisti, letterati e intellettuali europei alla scoperta dell’Italia. Migliaia di viaggiatori attraversarono questi luoghi ammirando il lago di Bolsena, Montefiascone, le rocche medievali, i paesaggi agrari storici e gli straordinari insediamenti etruschi che caratterizzano l’intero comprensorio.
Fra questi vi fu Johann Wolfgang Goethe, il più celebre viaggiatore europeo dell’età moderna, che nel suo “Viaggio in Italia” ricordò Montefiascone e la fama del suo vino.
Questi luoghi custodiscono monumenti che appartengono alla memoria storica d’Europa: la basilica di San Flaviano con la sua straordinaria cripta medievale, la rocca dei Papi, la cattedrale di Santa Margherita, il patrimonio archeologico etrusco che circonda il lago di Bolsena e i paesaggi che per secoli hanno ispirato scrittori, pittori e viaggiatori. Tutto ciò sarà irrimediabilmente deturpato da un impianto le cui dimensioni e sproporzioni con il contesto sono evidentemente del tutto ignorate dai deliberanti.
È dunque lecito chiedersi come sia possibile che il governo della repubblica consideri luoghi di tale pregio alla stregua di una discarica energetica destinata ad accogliere impianti industriali giganteschi.
La Tuscia è un patrimonio culturale, storico e paesaggistico che appartiene all’Italia e all’Europa.
L’aspetto paesaggistico non è certo solo una fisima romantica ma investe direttamente il rischio di vanificare definitivamente non solo gli ingenti investimenti nell’agricoltura di qualità dell’area, ma anche gli ingenti capitali spesi nel turismo che oggi rappresentano una delle principali fonti di occupazione dell’area. L’impatto sull’occupazione sarebbe dunque gravissimo e si accompagnerebbe ad una perdita irreversibile dei valori immobiliari e fondiari.
Ancora più incomprensibile appare questa scelta se si considera quanto il territorio viterbese abbia già contribuito alla produzione energetica regionale. Circa l’80% dell’energia rinnovabile prodotta nel Lazio proviene infatti dalla provincia di Viterbo. Eppure si continua a concentrare proprio qui una quantità crescente di progetti eolici e fotovoltaici, come se questo territorio fosse destinato a sopportare da solo il peso della cosiddetta transizione energetica.
Il problema, tuttavia, va ben oltre questo singolo impianto. Il progetto approvato dal consiglio dei ministri costituisce infatti uno dei tasselli di un disegno molto più vasto che punta alla progressiva industrializzazione energetica dell’Italia centrale.
Dalla Tuscia a Orvieto, dai Volsini alla Maremma, da Pitigliano a Manciano, si sta tentando di costruire un gigantesco corridoio energetico composto da pale eoliche, sottostazioni, elettrodotti e infrastrutture industriali che rischiano di compromettere definitivamente il volto di alcuni dei territori più belli d’Italia.
Una prospettiva che appare ancora più assurda se si considera che tali impianti vengono proposti anche in aree caratterizzate da una ventosità modesta e che la produzione eolica nazionale non mostra affatto quella crescita straordinaria promessa da anni ai cittadini italiani.
Si continua invece ad aumentare il numero degli impianti senza alcuna seria riflessione sugli effetti cumulativi che essi producono sul paesaggio, sulla biodiversità, sul turismo e sull’identità dei territori.
Sconcerta inoltre il silenzio che accompagna questa deriva. Le principali associazioni ambientaliste nazionali continuano a ignorare o addirittura a sostenere processi che stanno trasformando campagne, colline e montagne in aree industriali.
Fanno eccezione Italia Nostra e Amici della Terra, che da anni denunciano gli effetti devastanti di una transizione energetica piegata agli interessi della speculazione finanziaria.
Anche il sistema mediatico ha spesso preferito voltarsi dall’altra parte. Per questo meritano un sincero riconoscimento la Rai, attraverso l’intervento di Fiorello sul caso Phobos, e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, che hanno avuto il coraggio di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale su vicende che rischiavano di passare sotto silenzio.
Un plauso particolare va infine ai comitati locali e ai cittadini che, privi dei mezzi economici e dell’influenza dei grandi gruppi finanziari internazionali che sostengono questi progetti, continuano a difendere con straordinaria determinazione la propria terra. Essi rappresentano oggi l’ultima linea di difesa del paesaggio italiano.
Italia Nostra rivolge pertanto un appello urgente alla provincia di Viterbo, ai comuni interessati, alla regione Lazio e a tutte le istituzioni territoriali affinché vi sia uno scatto di orgoglio e di responsabilità.
La pronuncia del consiglio dei ministri non può e non deve segnare la fine di questa vicenda. Restano infatti da completare gli ulteriori passaggi autorizzativi previsti dall’ordinamento e che dovranno essere definiti nei prossimi sessanta giorni. In particolare la provincia di Viterbo e la stessa regione Lazio sono oggi chiamate a svolgere un ruolo decisivo. L’impegno del presidente Rocca, che ha basato la campagna elettorale anche sulla lotta alle rinnovabili, e che ha fatto vari tentativi di fermarle nella provincia di Viterbo, deve andare avanti.
Chiediamo che ogni prerogativa, ogni valutazione tecnica e ogni potere attribuito dalla legge siano esercitati con il massimo rigore, nella piena consapevolezza della responsabilità storica che grava sulle istituzioni locali.
Difendere la Tuscia significa difendere ciò che rende l’Italia diversa da qualsiasi altro paese del mondo. Significa difendere un patrimonio che appartiene non soltanto ai cittadini di oggi ma alle generazioni future.
Se oggi non troveremo il coraggio di difendere Montefiascone, il lago di Bolsena, Bagnoregio e l’intera Tuscia, domani dovremo spiegare ai nostri figli perché abbiamo consentito la distruzione di uno dei paesaggi più nobili, più amati e più celebrati d’Europa.
Francesco Pratesi
Presidente Italia Nostra Toscana
– Via libera dal consiglio dei ministri al Parco eolico energia Viterbo con 13 pale
