Viterbo – (c.g.) -La pista ciclabile avanza sempre più costosa, inutile, priva di senso e pericolosa.
Avanza inesorabile. Avanza sull’asfalto, sugli incroci, sulle carreggiate. E avanza soprattutto nella sua evidente inutilità e ineluttabilità.
Dopo via della Pila, il tracciato rosso arriva anche a porta Romana. Uno degli accessi principali alla città. Un punto delicato, trafficato, attraversato ogni giorno da auto, autobus, scooter e pedoni. Non proprio il luogo ideale per aggiungere confusione alla confusione.
Viterbo – La pista ciclabile a porta Romana
E invece eccola lì, la pista. O quello che dovrebbe essere una pista ciclabile. Perché chiamarla così è già un atto di generosità. Una vera ciclabile dovrebbe servire a qualcosa: garantire sicurezza ai ciclisti, ordinare la viabilità, offrire un percorso riconoscibile, continuo, funzionale. Qui, invece, il risultato appare l’opposto. Un tratto rosso che restringe la carreggiata, comprime gli spazi e complica un incrocio già difficile. Chi ha progettato la pista, evidentemente, non ne ha mai vista una vera e ha realizzato un manufatto stretto e pericoloso, in primo luogo per i ciclisti. Un manufatto, per giunta, fatto in modo ridicolo, destinato ovviamente a durare lo spazio di qualche mese, visto che il rosso è realizzato con una pittata di colore che sbiadisce rapidamente e non con asfalto rosso. Incredibile. Soldi buttati dalla finestra solo per fare danni.
La nuova pista ciclabile è davanti a porta Romana. Nel tratto che porta al semaforo, le corsie sono state ridotte da tre a due. La sindaca Chiara Frontini sostiene che siano tre. Ma basta guardare la strada per capire che la realtà non si piega alle dichiarazioni. Il tracciato rosso occupa una parte della carreggiata. Lo spazio per le auto si restringe. Il traffico viene costretto in una sezione più stretta e pericolosa proprio all’avvicinamento dell’incrocio.
Viterbo – La pista ciclabile a porta Romana
Tutto questo per cosa?
È questa la domanda. Perché un’opera pubblica, soprattutto quando costa molto, dovrebbe avere almeno una funzione chiara. Dovrebbe migliorare qualcosa. Rendere più sicura una strada. Facilitare gli spostamenti. Ridurre i rischi. Qui, invece, sembra produrre l’effetto contrario: più ostacoli, meno corsie, più incertezza, più pericoli.
Il tutto mentre la sindaca Frontini incassa quasi 10mila euro al mese, pagati dai cittadini. Una cifra importante, che dovrebbe corrispondere a scelte amministrative all’altezza. E invece la città si ritrova opere inutili, viabilità peggiorata e altri problemi aggiunti ai problemi già esistenti.
Viterbo – La pista ciclabile a porta Romana
La stessa logica già vista in via della Pila. Cordoli, restringimenti, senso unico, spazi compressi, proteste dei residenti e dei commercianti. Una pista ciclabile senza una vera idea di mobilità quella voluta da Frontini e company, senza un disegno urbano leggibile, senza un’utilità proporzionata ai problemi che crea.
Ora il copione si ripete a porta Romana. Il rosso evanescente della ciclabile avanza davanti alle mura, ma non avanza la qualità della viabilità e della vita dei viterbesi. Anzi. Si riduce lo spazio per le auto, si rende più complicato l’accesso alla città, si inserisce un elemento ulteriore in un punto già congestionato.
Viterbo – La pista ciclabile a porta Romana
Una pista ciclabile dovrebbe essere una scelta di modernità. Qui rischia di essere solo una verniciata costosa sull’asfalto che in poco tempo scomparirà. Un segno grafico più che un’infrastruttura. Un’opera che pretende di cambiare la mobilità, ma finisce per peggiorare la strada.
E il paradosso è tutto qui: mentre la pista ciclabile avanza, la logica arretra.



