Viterbo – “La Tuscia è incompatibile con 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, 20.000 dei quali sono scorie delle vecchie centrali nucleari”. Famiano Crucianelli, presidente della Via Amerina e delle Forre questa mattina alla provincia per presentare la manifestazione “Il Tevere non accetta scorie”, organizzata dal Biodistretto.
Pietro Piergentili, Chiara Frontini, Famiano Crucianelli e Alessandro Romoli
Il 20 giugno la manifestazione si terrà nel cuore della capitale. “Con l’iniziativa sul Tevere – ha continuato Crucianelli -, intendiamo portare all’attenzione dei cittadini che la discarica nucleare in uno dei 21 siti della Tuscia sarebbe anche un grande problema per la città di Roma”.
Sono più di 4 anni che i comitati popolari, insieme ai comuni del viterbese, alla provincia e alla regione si battono per dimostrare l’incompatibilità fra il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e la realtà della Tuscia.
“Sono ormai diversi anni – ha sottolineato il presidente Crucianelli – che facciamo manifestazioni diffuse contro le scorie nel Tevere. Abbiamo indicazioni sui siti che rappresentano più del 50% delle percentuali reali nella nostra zona. Ora ci muoviamo verso la capitale. Non stiamo organizzando una manifestazione di massa ma una manifestazione simbolica, che intende dire alle autorità nazionali che noi siamo contro il deposito di scorie. Chi sta valutando la questione, non capisco come possa mettere a poche decine di chilometri da Roma tutti questi rifiuti. Vogliamo avvertire i romani che anche loro sono coinvolti”.
Famiano Crucianelli, presidente della Via Amerina e delle Forre e Alessandro Romoli presidente della provincia
Il presidente ha poi raccontato che anche in Germania è avvenuta la contaminazione delle acque a causa dei depositi di scorie. “Il nostro territorio – ha ribadito Crucianelli – è ricco di falde acquifere superficiali, molte delle quali comunicano rapidamente con il Tevere. La società Sogin, che ha individuato i siti per il deposito nazionale delle scorie nucleari, vuole realizzare un deposito nazionale di superficie nel quale conservare scorie nucleari. Ma questa è una violazione grave delle indicazioni dalle stesse istituzioni europee, le quali hanno affermato la necessità di conservare le scorie nucleari in un deposito di grande profondità. La Sogin ha utilizzato nella individuazione dei siti nella Tuscia criteri fasulli sulla sismicità. Ha violato principi non derogabili (distanze da centri abitati, da monumenti naturali ,da corsi d’acqua e sorgenti) e ha ignorato le compatibilità sociali ed economiche del territorio”.
La Sogin inoltre, sembrerebbe non aver preso in considerazione le osservazioni che sono venute dal mondo tecnico, scientifico ed accademico. Il presidente ha chiarito che il consiglio comunale di Roma sembra aver dato pieno appoggio alla causa.
La sindaca Chiara Frontini è stata chiara nella sua presa di posizione: “Il comune capoluogo non può che aderire per il destino che coinvolge tutta la Tuscia. Questa possibilità potrebbe intaccare un intero sistema economico e sociale per l’impatto ambientale che causerebbe. È una battaglia di territorio e una battaglia di futuro”.
Anche il presidente della provincia Alessandro Romoli ha chiarito la sua posizione, affermando che già da molti anni in tutto sono stati stanziati 60.000 euro per la battaglia legale portata avanti dalla provincia. “Le falle sono numerose ed evidenti. La battaglia di tipo giuridico è stata intrapresa dalla provincia per aggredire sotto il profilo tecnico una procedura insolita sul tema degli accessi agli atti che impongono trasparenza nella pubblica amministrazione”.
Ma a sottolineare il pericolo incombente delle scorie a bassa intensità depositate in zone superficiali è Pietro Piergentili, vice sindaco di Corchiano: “Sono stati individuati 3 siti idonei nel nostro territorio. Mettere in un unico deposito una grande quantità di scorie radioattive è un facile obiettivo terroristico e militare. Dovremmo militarizzarci per difenderci. Per non parlare della messa a rischio per la salute dei cittadini”.
Il deposito nazionale nasce per le scorie a bassa intensità, cioè rifiuti ospedalieri o industriali con tempi di decadimento brevi. 17mila metri cubi di scorie ad altissima intensità hanno radioisotopi che decadono dopo millenni, l’uranio dopo milioni di anni. Andrebbero infatti stoccati in depositi geologici di profondità proprio per l’altissimo rischio. Rimane inoltre ambigua la sistemazione prevista per la sistemazione delle scorie, in quanto alcuni sarebbero rifiuti nucleari e altri radioattivi, che dunque prevedono trattamenti diversi.
Nicole Tarantello
Programma intero della manifestazione
Partenza con i battelli ore 9,30 Scalo de Pinedo Roma sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, tra Ponte Pietro Nenni e Ponte
Giacomo Matteotti – Sede Fondazione Mare Vivo Eta
Attracco battelli nei pressi di Piazza Belli – Ponte Garibaldi
Arrivo 11:00 Piazza Belli Roma, all’arrivo sarà previsto un speaker corner e interventi finali.
A ponte Sisto e a ponte Garibaldi previsto di esporre uno striscione e delle Bandiere ad affaccio sul fiume Tevere.

