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Maria Santissima Liberatrice, Mandola: “Ci hanno esclusi, così si impoverisce una tradizione secolare”

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Viterbo – “Ci hanno esclusi, così si impoverisce una tradizione secolare”. Marco Mandola, rappresentante dei portatori della macchina di Maria Santissima Liberatrice, racconta l’assenza del gruppo dalla processione del voto del comune e del popolo di Viterbo.

Marco Mandola, rappresentante dei portatori della macchina di Maria Santissima Liberatrice

Marco Mandola, rappresentante dei portatori della macchina di Maria Santissima Liberatrice


Nelle vie della città non è passata la macchina del Seicento. Al suo posto, un baldacchino con l’immagine della Madonna. E anche i portatori della Liberatrice non erano in divisa. E del gruppo storico erano presenti solo cinque persone su trenta.

Mandola parla di una frattura maturata nei mesi scorsi con il priore della Trinità, padre Vito Logoteto. Una frattura che, secondo il rappresentante dei portatori, avrebbe portato all’esclusione del gruppo dalla processione.

Marco Mandola, perché non c’erano i portatori della Liberatrice?
“Perché siamo stati esclusi dal rappresentante della comunità agostiniana”.

Quindi dal priore padre Vito Logoteto?
“Esatto”.

L'agostiniano Padre Vito Logoteto

L’agostiniano padre Vito Logoteto


Perché non c’era la macchina della Madonna Liberatrice, quella seicentesca che viene portata ogni anno?
“Questo l’ho visto dal tuo articolo su Tusciaweb, io non ne sapevo niente. Probabilmente perché è una struttura importante, protetta dalle belle arti. Se non sei in grado di portarla fai danni. Sia nel trasportarla dalla chiesa della Trinità fino a piazza del Comune, sia nel riportarla indietro. Se non sei ben preparato, c’è il rischio di danneggiare una struttura importante”.

Quindi pensa che non ci sia stato il modo di portarla?
“Credo di no. Di portatori ce n’erano cinque su trenta. Il nostro gruppo è formato da trenta persone e dei presenti erano solo cinque”.

I portatori della macchina di Maria Santissima Liberatrice

I portatori della macchina di Maria Santissima Liberatrice


Che effetto le ha fatto questa assenza?
“È una cosa che mi fa parecchio male. Consideri che ho preferito proprio stare fuori Viterbo durante la processione, perché mi faceva troppo male essere qui senza partecipare. Sono venti gli anni del mio impegno per la Madonna Liberatrice. A portare a far crescere una manifestazione che non ti dico che era morta, ma quasi. Riunire, cercare di aggregare i facchini, aggregare tutte le confraternite. Vedere che non partecipa più una confraternita, vedere che non ci sono le altre rappresentanze dello stato, quindi non c’erano comandanti dell’esercito etc, fa male”.

La manifestazione si è impoverita?
“Si è imbruttita. Per carità, il voto alla Madonna Liberatrice da parte della città di Viterbo e dei cittadini rimane. Però la manifestazione si è imbruttita e si è impoverita”.

Avete provato a ricucire questa frattura con gli agostiniani?
“Sì. Noi ci abbiamo provato in tutti i modi, anche una settimana prima del trasporto. Dall’altra parte abbiamo trovato un muro. Anche se dall’altra parte dicono che il muro lo abbiamo costruito noi. Ma il muro è stato costruito già all’arrivo di questa persona, che ha cominciato a mettere bastoni tra le ruote”.

Cosa contestate?
“Noi siamo ospiti, tra virgolette. Ma la Madonna Liberatrice è nostra, è dei viterbesi. Non è di una persona che viene da fuori, che non conosce le tradizioni dei viterbesi e vuole dire lui come si devono fare le cose. Non è così. Se stai in una città che ha determinate tradizioni, ti devi adeguare alle tradizioni”.

Per lei è anche una questione personale?
“Sì. Sono devoto da sempre. Ho proseguito il percorso di mio padre. Mio padre l’ha fatto prima di me. Poi, piano piano, sono stato portato a essere il rappresentante dei portatori. Pensavo di fare un lavoro fatto bene, finché non è arrivato questo rappresentante della comunità agostiniana. Ma non sono tutti gli agostiniani così…”.

Negli anni il gruppo dei portatori ha lavorato anche sulla comunicazione e sulla divisa.
“Esatto. Abbiamo fatto crescere il gruppo, sia come gruppo dei portatori sia come evento. Abbiamo fatto in modo che la Madonna Liberatrice avesse la sua giusta importanza a livello dei viterbesi. È la protettrice di Viterbo. Abbiamo cercato di far sì che questa processione avesse la sua giusta importanza e la sua giusta risonanza”.

A destra Marco Mandola, rappresentante dei portatori della macchina di Maria Santissima Liberatrice

A destra Marco Mandola, rappresentante dei portatori della bella macchina del seicento di Maria Santissima Liberatrice


Anche i facchini di Santa Rosa sembravano in difficoltà ieri…
“Sì, sono stati in difficoltà. Tanto è vero che non erano neanche in uniforme ufficiale i rappresentanti, ma erano con le polo. Con noi non è mai successo. Sono sempre venuti in divisa ufficiale, in giacca e cravatta: presidente, vicepresidente e delegati. Poi c’erano i facchini che venivano a portare la Madonna Liberatrice, per uno scambio di attenzioni e devozione tra la Madonna Liberatrice, protettrice di Viterbo, e Santa Rosa, compatrona di Viterbo. Sono due manifestazioni religiose che dovrebbero andare insieme, non in disaccordo”.

Viterbo - Il trasporto dell'immagine della Madonna Liberatrice con un baldacchino

Viterbo – Il trasporto dell’immagine della Madonna Liberatrice con un brutto baldacchino


Il baldacchino portato quest’anno era diverso da quello usato dai portatori della Liberatrice?
“Quello che ho visto sulle foto era portato da otto persone. Il baldacchino che portiamo noi è di dodici persone. Quello è un baldacchino che peserà cinquanta chili. Il baldacchino della Madonna Liberatrice pesa tre quintali e mezzo”.

Perché i portatori presenti non erano in divisa?
“Questo non lo so dire. Probabilmente perché quelli che c’erano non avevano una divisa pronta e si sono dovuti accontentare di una camicia bianca, per far vedere che avevano qualcosa tutti uguali. Probabilmente sono stati costretti a racimolare quello che era disponibile”.

Qual è il futuro dei portatori della Liberatrice?
“Noi speriamo sempre che le cose vadano meglio. Abbiamo contatti con altre persone e speriamo che portino conciliazione. La devozione alla Madonna Liberatrice rimane. Il messaggio finale è positivo. Noi siamo qua, siamo sempre pronti. Lo abbiamo detto anche a una settimana dal trasporto: siamo qua, siamo pronti. Però qualcuno ci ha detto di stare al posto nostro e noi siamo stati al posto nostro”.


 

Vuole aggiungere qualcosa?
“Quando uno non conosce le tradizioni e le devozioni forse non dovrebbe mettersi di traverso in questa maniera. Forse dovrebbe ascoltare chi gli è vicino, invece di mettersi di traverso”.

Lei sarebbe pronto a rientrare?
“Sono pronto a rientrare. Sono pronto a prendere anche l’ultimo ruolo dentro ai portatori della Madonna Liberatrice. Posso anche portare i cavalletti. Non c’è bisogno che faccia il rappresentante. Sono stato nominato dal gruppo dei portatori a rappresentarlo, ma sono pronto a fare qualsiasi cosa. Se mi vogliono”.

La frattura resta aperta. E l’assenza della macchina del Seicento, rimasta nella chiesa della Trinità, ha reso visibile una crisi che ora chiede chiarimenti.

Non è sembrato casuale, stante questa situazione, che l’omelia del vescovo Orazio Francesco Piazza sia stata incentrata sulla concordia e sull’amicizia sociale.

Non bisogna infatti dimenticare che la processione della Liberatrice non è solo un rito religioso, ma un pezzo della storia, delle radici, della devozione e del senso di appartenenza alla città di Viterbo.

Irene Temperini


 – Niente macchina del Seicento, sfila solo un brutto baldacchino con l’immagine della Madonna Liberatrice


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